Il Tirreno

Grosseto

Quella felpa unisex che divide i genitori

Critiche per la mancanza di differenziazione tra maschi e femmine. Ma l’istituto replica: «Qui educhiamo alla parità»

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GROSSETO. Un tempo era bianco per le femmine, nero per i maschi. Grembiulino al ginocchio che veniva tolto alla fine delle elementari. Da qualche anno così non è più. O almeno ci sono delle eccezioni. Anche in diverse scuole della Maremma. C’è chi ha optato per la felpina, chi per un giacchetto corto e leggero. Ma soprattutto c’è chi ha scelto il monocolore azzurro (o nero) per bambine e bambini.

Per esempio nel plesso di via Giotto (a Grosseto, dodici classi più sei in altra sede) o alla primaria di Sassofortino. Sì, perché attualmente in Italia vige la piena autonomia scolastica. In mancanza di una disposizione di legge a riguardo la decisione spetta al singolo istituto, al suo regolamento, a volte addirittura alle insegnanti. Il grembiule rosa, bianco, blu o nero è ancora utilizzato in molte scuole materne e consigliato alle elementari, soprattutto per questioni d’igiene. Nella secondaria vige la piena libertà di abbigliamento per partecipare alle attività scolastiche. Con tutti i problemi e le incertezze che vive il mondo dell’istruzione, fino a oggi la polemica sul modello o il colore delle divise dei piccoli studenti non era approdata sulle cronache, rimanendo sopita anche laddove, magari, qualche genitore poco convinto si manifestava.

Ieri, invece, al giornale è giunta una segnalazione inerente proprio via Giotto, un dissenso sulla ‘regola’ della felpina azzurra monocolore, introdotta molti anni fa e diventata ormai un elemento distintivo di questa scuola. D’altra parte il dibattito sulla teoria gender è stato molto partecipato nel corso dell’estate e qualche scoria evidentemente l’ha lasciata. Il genitore di una bambina di prima (che dice di parlare anche a nome di altri) insiste perché la distinzione di genere sia marcata anche e soprattutto nell’abbigliamento scolastico, concetto ribadito anche alle maestre in una riunione di qualche giorno fa.

Ma tra gli stessi genitori c’è chi la pensa diversamente. Anzi sono una maggioranza bulgara i sostenitori di felpina e maglietta blu: «I problemi sono altri, non scherziamo. Essere uomo o donna comporta da sempre, nel quotidiano, molte differenze, a svantaggio delle seconde; almeno nella nostra scuola si dà un’impronta diversa e l’adozione di un unico colore per la felpa ritengo che sia un bel prologo a un’equa valorizzazione del femminile e del maschile». Parole di una mamma con due figli passati da qui. A rilanciare il grembiule, evidenziandone l’importanza, fu qualche anno fa l’ex ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini. Era l’estate del 2008. «Il ritorno alla divisa – spiegò allora la Gelmini - rappresenta un fatto positivo: è un elemento di ordine, disciplina, decoro, che suscita un senso di appartenenza verso l’istituto». Non parlò di generi e colori, purtroppo.

«Non sappiamo nulla, al momento, di questa polemica – spiega Anna Letteri, direttore della segreteria generale amministrativa dell’Istituto comprensivo Grosseto 4 di viale Einaudi (di cui fa parte, appunto, anche via Giotto) - alla felpa adottata da anni in via Giotto (che ha anche il logo della scuola) mi pare che si stia dando un significato più grande di quello che ha. Qui l’offerta formativa assicura da sempre attuazione dei principi di pari opportunità, educazione alla parità tra i sessi, prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni. Come dovrebbe avvenire in ogni scuola. E questo fin dai tempi del grembiule bianco e nero. Non spetta a me aggiungere altro». La dirigente Barbara Rosini e il vicario Maria Grazia Colistra ieri non erano in sede.

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