Il Tirreno

Grosseto

La Banca d’Italia chiude i battenti

di Alfredo Faetti
La Banca d’Italia chiude i battenti

I diciassette dipendenti verso il trasferimento, l’operazione sarà completata entro gennaio

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GROSSETO. A marzo i diciassette dipendenti hanno organizzato anche uno sciopero per difendere il proprio posto di lavoro, ma alla fine la chiusura è pronta ad arrivare ugualmente. Questa volta non parliamo di uffici postali, ma della tesoreria di Grosseto, una delle diciannove filiali che la Banca d’Italia ha deciso di tagliare nell’ottica di un piano di riorganizzazione.

La serratura dell’ingresso scatterà per l’ultima volta entro gennaio, termine stabilito da un decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze, anche se la chiusura definitiva potrebbe arrivare anche prima. Il decastero infatti ha «ritenuto opportuno procedere a una organizzazione territoriale – si legge nel documento - tenuto conto dell’avanzato stato di informatizzazione delle procedure di riscossione e pagamento relative alla tesoreria statale». E per i diciassette dipendenti grossetani si aprono le porte di un trasferimento, a Firenze o a Livorno, che non solo verrà salvata dalla forbice, ma verrà promossa a «filiale ad ampia operatività».

Sono gli effetti dell’azione voluta nel 2008 dall’allora governatore della Banca d’Italia Mario Draghi. Fino a quel momento le filiali erano novantasette in tutto il Paese; oggi l’obiettivo è quello di ridurne il numero a trentanove entro il 2018. «Così si privano cittadini e imprese di servizi essenziali»: era questo lo slogan dei sindacati grossetani nel corso dello sciopero di marzo, che ha visto il personale assentarsi dal lavoro per le prime quattro ore del proprio turno. Un grido rimasto inascoltato e caduto nel dimenticatoio del dibattito, almeno fino ad oggi, quando ormai i giochi sono fatti.

Il decreto del ministero infatti prevede di chiudere le diciannove filiali della riorganizzazione (oltre a Grosseto Ascoli Piceno, Avellino, Caserta, Como, La Spezia, Latina, Messina, Novara, Pesaro, Ragusa, Reggio Emilia, Siena, Sondrio, Taranto, Trapani, Treviso, Varese e Viterbo) in un arco di tempo che va da ottobre a gennaio 2016, ridistribuendo le competenze di queste tesorerie alle sedi più vicine. Infatti, resteranno in piedi non solo le filiali dei capoluoghi di regione, ma anche quelle appena promosse da Banca Italia ad «ampia operatività». E per il caso maremmano, la sede più vicina diventa Livorno. Sarà quella, insieme a Firenze, la nuova destinazione dei dipendenti, almeno per quanto prevede ad ora il progetto della Banca. È l’epilogo di un servizio che a Grosseto ha trovato il proprio apice all’inizio degli anni Duemila, quando negli uffici del palazzo di via Giacomo Matteotti si contavano trenta persone al lavoro, suddivise tra segreteria, cassa e riscontro e tesoreria. Altri tempi, dato che negli ultimi anni l’attività della filiale maremmana si era ridotta ad un unico servizio, in cui confluiva tutto ciò attinente alla gestione sistema dei pagamenti. «Abbandonare il territorio da parte di Bankitalia risponde solo a logiche di tipo "politico" e non trova alcuna giustificazione dal punto di vista tecnico» dicevano i dipendenti a marzo e lo dicono tuttora. Ma ormai i giochi sono fatti.

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