Il Tirreno

Grosseto

Cultura e passione l’impresa vincente

Cultura e passione l’impresa vincente

Da “Voci sulle Mura” alla gestione delle fortezze argentarine fino al Cantiere follonichese tra pubblico e privato

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GROSSETO. Tanti spettatori, ieri sera, all’incontro-dibattito organizzato dal Tirreno al Cassero nell’ambito dell’iniziativa Arena Tirreno - Riabitare Grosseto, il contributo che il nostro giornale ha portato per tre giorni a La Città Visibile 2015, organizzato con la Scuola Permanente dell’Abitare e la collaborazione di Muramonamour. Sul palco, Giacomo Gori per il M5s, Luca Agresti per FI e Saimo Biliotti per il Pd, chiamati a spiegare ai cittadini la loro idea di partecipazione, anche in vista delle elezioni che a maggio decideranno il futuro sindaco di Grosseto. È stata poi la volta dell’attesissimo intervento dell’architetto Edoardo Milesi, tra i principali esponenti della bioarchitettura e dell’architettura sostenibile italiana.

Il giorno prima, mercoledì 16, sempre di partecipazione Il Tirreno ha parlato nell’incontro “Riabitare i vuoti. Esperienze e proposte per il futuro”. L’incontro ha presentato da un lato due esperienze di impresa privata – tra le molte in circolazione – capaci di produrre idee, proposte, in una parola “energie”, che potrebbero riempire i luoghi; dall’altro lato, progetti pubblici che puntano proprio sulla partecipazione della comunità per riconsegnare vita ai luoghi (vedi anche altro articolo in pagina).

«Chi dice che le Mura sono disabitate sbaglia. Le Mura sono abitate. Da persone “invisibili” ma che ci sono». Il debutto dell’incontro, affidato a Simone Giusti, ha fatto vacillare molti luoghi comuni. Responsabile del settore ricerca e sviluppo dell’associazione L’Altra Città, Giusti ha presentato l’esperienza dell’associazione e di Php, una sua spin off creata per mettere sul mercato le idee, i prodotti e i servizi nati in seno a L’Altra Città. E si è soffermato sul podcast audio “Voci dalle Mura. Grosseto XXI secolo”, un prodotto a metà strada tra uno sceneggiato e un documentario radiofonico, per dare voce alle persone “invisibili” che abitano il monumento cittadino.

Dalle Mura si è passati ad altre fortificazioni, altrettanto affascinanti ma che, a differenza dell’esagono grossetano, hanno trovato un gestore capace di renderle fruibili e valorizzarle come mai prima: le Fortezze dell’Argentario. Ne ha parlato l’archeologo Alessandro Fichera, presidente della cooperativa CoopEra, che raccoglie archeologi, guide turistiche e guide ambientali, che da marzo hanno in appalto la gestione di due fortezze argentarine, con la cooperativa Le Orme. Un’esperienza, quella di CoopEra, davvero significativa. Gli archeologi della cooperativa sono stati ricercatori presso il corso di laurea in Conservazione, comunicazione e gestione dei beni archeologici. Quando il corso è stato chiuso, nel 2013, si sono ritrovati senza lavoro e hanno deciso di mettersi in proprio. «Come vedete non sono patito – ha scherzato, ma non troppo, Fichera – segno che con la cultura si mangia». Da quando la sua cooperativa gestisce le fortezze l’incremento di fruitori di aree archeologiche nel territorio ha avuto un’impennata del 30 per cento, a fronte del calo del 50 per cento degli anni precedenti. CoopEra ha oggi diversi progetti in corso in provincia e fuori. Resta, per gli archeologi, l’amarezza per la chiusura del corso di laurea grossetano che, ironia della sorte, aveva sede proprio nel complesso del Cassero. E non è mancato un botta e risposta con l’assessore comunale alla cultura di Grosseto, Giovanna Stellini, che ha difeso l’operato del Comune nel «mantenere comunque la presenza dell’università».

A testimoniare un’esperienza di progetto pubblico destinato a riempire un contenitore culturale recependo i contributi di cittadini, associazioni e professionisti era presente infine Barbara Catalani, architetto, assessore alla Cultura del Comune di Follonica. Catalani ha raccontato l’esperienza del Cantiere Culturale, nato a maggio, che è una rete che raccoglie decine di associazioni del Golfo con la quale il Comune si interfaccia per costruire il Parco Centrale nell’area dell’ex ippodromo. «Un processo lunghissimo – ha spiegato Catalani – che può diventare motore di sviluppo. Ma per farlo bisogna coltivare una coscienza sociale». L’assessore ha poi raccontato l’esperienza della riqualificazione dell’ex Ilva che ospita oggi il Museo Magma, il teatro Fonderia Leopolda e una sala espositiva che sarà inaugurata il 10 ottobre. «Abbiamo avuto un finanziamento di 29 milioni di euro a cui il Comune ha partecipato per il 40% ed è l’unico progetto di queste dimensioni portato a termine in Toscana», ha spiegato Catalani.

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