Il Tirreno

Grosseto

«Ricominciamo dalle Mura»

di Emilio Guariglia
«Ricominciamo dalle Mura»

Tanti grossetani al primo dibattito dell’Arena Tirreno, dai relatori analisi e proposte

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GROSSETO. Ognuno ha il suo punto di vista e le sue idee, ma una cosa è certa: per i grossetani presente e futuro del centro storico e delle Mura Medicee sono un tema centrale, un nodo del cuore prima ancora che una questione politica. A fugare ogni dubbio in questo senso è stata, martedì sera, l’Arena Tirreno riempita non solo dalle persone, ma anche e soprattutto dalla passione. Circa duecento cittadini hanno infatti voluto ritrovarsi nella piazza esterna del Cassero Senese per sentir discutere e per discutere in prima persona della loro città e del suo futuro.

Una piccola-grande folla nella “piazza delle idee” per il primo dei tre giorni promossi dal Tirreno come contributo a La Città Visibile 2015 sul tema “reinventare Grosseto”. In piazza Pietro Pettini, Giuseppe Chigiotti, Luciana Rocchi e Loriano Valentini: due architetti, una storica e un ex sindaco oggi presidente della Fondazione Grosseto Cultura, chiamati a offrire un angolo visuale qualificato sulla loro città, Grosseto, nel passato, nel presente e rivolto al futuro.

Nessuno, dopo il saluto del sindaco Emilio Bonifazi _che ha rivendicato l’impegno per il centro storico nei suoi dieci anni di governo e ha invitato alla prudenza di fronte a grandi progetti che poi lasciano cattedrali nel deserto – si è sottratto al compito e non sono mancati gli accenti differenti, a volte vicinissi a “scintille”, ma sempre densi di contenuto.

L’architetto Pettini ha aperto la discussione tracciando un quadro molto approfondito della storia di Grosseto, dal Medioevo ai giorni nostri, e focalizzando l’attenzione su un dato numerico preciso: oggi nel centro storico di Grosseto vive assai meno di un terzo della popolazione che lo abitava fino a un recente passato. Se dunque vi è un punto di partenza necessario per la “reinvenzione” efficace del centro, questo non può che essere proprio il ritorno fisico di abitanti.

Pettini ha anche rilanciato una proposta da lui avanzata già più volte: la creazione di un museo delle Mura nelle Mura, e in particolare al Cassero Senese, capace di mostrare anche storia e significato del monumento.

Un approccio che parte dalla storia, ma si incrocia più decisamente con la sociologia, lo offre l’architetto Giuseppe Chigiotti. Per il professore non ha senso creare una fondazione (ipotesi ventilata da più parti, in questi ultimi mesi) che si prenda cura delle Mura di Grosseto sul modello di quel che accade a Lucca. Questo perché, spiega, Grosseto non è una città “per sentimento”, quanto “per somma”. In pratica, osserva Chigiotti, l’enorme incremento demografico degli ultimi decenni deriva dal sommarsi di presenze venute da altre parti d’Italia e spesso solo per periodi transitori legati al lavoro nello Stato e nel Parastato (esercito, scuola, sanità...). Questo, chiosa l’architetto, fa di una città di 80.000 abitanti (dunque medio-piccola) una città molto simile per dinamiche ai grandi centri urbani con le loro periferie. Reinventare il centro, pare insomma di capire, significa innanzitutto inventare un nuovo, e contemporaneo, senso di comunità.

Sulla stessa lunghezza d’onda Luciana Rocchi, direttrice dell’Isgrec, che pone innanzitutto una questione di metodo: per reinventare una città servono sguardi diversi e una pluralità di punti di vista, perché questo esige la pluralità dell’abitare. Una città non è pura somma di abitanti, ma un insieme di intrecci e legami. La grande forza di Grosseto nel dopoguerra, evidenzia la Rocchi, è stata far fronte al rapidissimo mutamento portato dalla “tempesta demografica”, mostrandosi capace di accogliere le esigenze dei nuovi venuti e di misurarsi con loro. Insomma, una città che fu capace di adattare la sua modernizzazione ai bisogni reali delle persone, e quindi di progettare «opere utili alla vita». E questo, conclude la direttrice dell’Isgrec, è lo spirito da ritrovare.

Anche Loriano Valentini, dopo aver invitato a guardare anche “la parte sanissima” della Grosseto attuale, ha una proposta per le Mura: farne un grande giardino d’arte contemporanea. Una suggestione che trova favorevoli e dubbiosi. Su un punto però tutti sembrano d’accordo: il futuro di Grosseto è nel suo cuore storico, e proprio le Mura Medicee possono/devono essere il puntello della rinascita. Primo laboratorio, blocco di partenza dal quale, poi, lanciare tutto il resto. Con la decisiva, anzi irrinunciabile, collaborazione di un’intera comunità, dei suoi desideri, delle sue esigenze.

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