Sicurezza
Morto nella cava Condannato a 14 mesi il datore di lavoro
Leonardo Fracassi era rimasto schiacciato sotto il muletto Assoluzione per il direttore, motivazioni a fine ottobre
ROCCASTRADA. Condanna per il presidente del consiglio di amministrazione della Gessi Roccastrada, individuato come datore di lavoro. Assoluzione per il direttore responsabile della cava. Chiuso in primo grado ieri pomeriggio il processo per omicidio colposo, per la morte di Leonardo Fracassi, 46 anni, vittima di un incidente sul lavoro avvenuto il 20 ottobre 2010 in località Tamburrino: Fracassi venne schiacciato da un muletto modello Cat V 80 che si era ribaltato mentre stava rimuovendo alcuni oggetti lungo una strada sterrata e in salita. L’operaio aveva lasciato la moglie Manuela e il figlio che all’epoca aveva 13 anni.
Il sostituto procuratore Giuseppe Coniglio aveva chiesto al termine della requisitoria 2 anni sia per Vincenzo Campiglia, 70 anni, sia per Giuseppe Beltrami, stessa età. Ma il giudice Sergio Compagnucci, al termine di una camera di consiglio durata circa mezz’ora, ha differenziato le posizioni dei due imputati, decidendo per il proscioglimento del direttore della cava. Un anno e due mesi, invece, la condanna per Campiglia.
Ai due erano contestate violazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro: Campiglia per non aver messo a disposizione dei dipendenti attrezzature idonee e non conformi alle attività da svolgere, dal momento che al muletto mancavano le cinture di sicurezza; Beltrami perché avrebbe omesso di osservare e di far osservare le disposizioni di tutela della sicurezza.
Numerosi i testimoni ascoltati nel corso del procedimento che era partito nell’ottobre 2013, anche i colleghi di lavoro. «Il Cat 80 è un mezzo idoneo al carico e allo scarico ma non può essere utilizzato sulle piste di cava: si usa per le attività di magazzino, per lo stoccaggio delle merci prodotte», aveva detto il tecnico del servizio di prevenzione della Asl sentito nel corso del processo. Lo specialista aveva aggiunto che mancava la cintura di sicurezza in quel muletto. Quel giorno all’operaio era stato impartito l’ordine verbale da parte del sorvegliante di andare a prendere dei rottami di ferro in adiacenza alla pista. A metà di questa pista, sempre secondo la ricostruzione fatta in aula, le ruote erano scivolate e il muletto non riusciva più ad andare avanti. Così aveva iniziato una marcia indietro, verso destra. Ribaltandosi contro il ciglio. Il mezzo aveva schiacciato con la roll bar il corpo di Fracassi. Le lesioni toracico addominali erano risultate fatali, come aveva stabilito il medico legale. I colleghi avevano raccontato le drammatiche fasi dei soccorsi. Avevano anche raccontato di un incidente avvenuto in precedenza, il ribaltamento di un camion. I consulenti della difesa avevano contrastato le conclusioni dell’accusa.
Gli avvocati Luciano Giorgi e Carlo Valle, difensori di Beltrami e Campiglia, hanno replicato nell’arringa le conclusioni del sostituto procuratore, evidenziando il comportamento tenuto dai due imputati e le responsabilità che possono essere ritenute attribuibili. E sollecitando il giudice a emettere una sentenza di assoluzione per entrambi.
Il giudice si è riservato un mese e mezzo per il deposito delle motivazioni della sentenza che ha differenziato le due posizioni. I difensori si riservano di impugnare la sentenza in secondo grado per chiedere l’assoluzione anche di Campiglia.
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