Il Tirreno

Grosseto

Lacrime e dolore per l’ultimo saluto al guerriero Omar

di Ivana Agostini
Lacrime e dolore per l’ultimo saluto al guerriero Omar

Folla commossa al funerale del volontario della Misericordia Il supermercato dove lavorava è rimasto chiuso per lutto

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MARSILIANA. «Omar, arrivederci». Lo saluta così don Stefano Angeloni, Omar Bravaccini l’uomo scomparso a 37 anni stroncato dalla leucemia.

I tristi rintocchi delle campane della chiesa di Marsiliana, nel comune di Manciano, dove si celebrano le esequie di Omar che con la sua famiglia viveva allo Sgrillozzo, hanno appena smesso di suonare.

Prima di iniziare la celebrazione il parroco rivolge parole di conforto alla madre di Omar, Viviana e alla moglie Sara, consapevole che non ci siano parole o frasi adatte ad alleviare un dolore così grande e profondo.

La perdita prematura di un figlio, di un marito che aveva da poco più di un anno assaporato la gioia di essere padre. Una scomparsa che si può lenire solo grazie alla fede. Per questo il saluto di don Stefano a Omar è un arrivederci e non un addio.

Il sacerdote ha la fede ma capisce come non sia accettabile la morte di un figlio. «Noi lo possiamo solo immaginare - dice dal pulpito – il vostro dolore. Chi è avanti con gli anni davanti a certe morti si chiede "perché non è capitato a me che ho già vissuto" ma - dice don Stefano – non c'è una spiegazione alla morte di un uomo giusto». Anche chi ha fede in certi momenti vacilla e pensa che Dio in quel frangente lo abbia abbandonato. Il sacerdote ha parole di conforto per la moglie di Omar, Sara che ha incarnato la figura della sposa cristiana rimanendo accanto al suo uomo nella salute e nella malattia, una malattia che gli ha portato via il marito e il padre della sua bambina. Ed è proprio nel frutto del loro amore che don Stefano vede la speranza. Omar ha vissuto la sua vita per soli 37 anni ma ha lascito prima di andarsene per sempre il frutto più grande che possa sbocciare dall'unione di un uomo e una donna, una figlia. Un dono d'amore, la sua continuità. La chiesa del borgo di Marsialiana è gremita. Per dare l'estremo saluto all'amico e al collega ci sono tutti i dipendenti del supermercato Simply di Albinia dove Bravaccini ha lavorato per circa 10 anni. «Abbiano deciso di aprire dopo il supermercato – dice il titolare, Marino Caldini – per permettere ai dipendenti di venire a salutare Omar». Marino Caldini è col figlio Claudio e mai avrebbero immaginato questo triste epilogo nella vita del ragazzo. Ci sono i dipendenti del Simply, ci sono gli amici di Albinia e c'è lo stendardo della Misericordia di Albinia. Sulla bara di legno chiaro un copri bara di fiori arancioni, bianchi e rossi, l'ultimo omaggio di sua moglie Sara e della sua bambina. Davanti una composizione di fiori bianchi, sopra un nastro la scritta mamma. Viviana, la madre, soffre di un dolore composto, alla fine della messa la sorreggono gli amici. Gli occhi di tutti sono lucidi, è l'ultimo saluto a un giovane uomo che è morto cercando di sconfiggere una malattia che invece ha avuto la meglio. Ad affiancare don Stefano i due parroci della chiesa di Albinia, don Antonio e don Arnaldo.

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