La protesta
Sotto le Mura, una vera miniera
I ricordi di un testimone e le foto: dal 1952 affiora una storia che racconta un futuro possibile
GROSSETO. Dunque non era una leggenda. C’è stato un tempo, sessant’anni fa, nel quale dentro le Mura medicee di Grosseto correva un trenino. È bastato spargere la parola, rimettere in circolo la memoria, ed ecco le prove: un testimone diretto e le fotografie dell’Archivio Fratelli Gori, inesauribile fonte di sorprese.
Come qualcuno ricorderà, l’altro giorno il Tirreno ha fatto un viaggio alla ri-scoperta del “cuore invisibile” delle Mura. Un reticolo straordinario di camminamenti, gallerie, saloni e anfratti che di tanto in tanto sbucano nei chiostri delle troniere, da tempo in massima parte disabitato e sigillato, ma fino a qualche decennio fa cuore pulsante della vita grossetana, sociale e commerciale.
Nell’occasione, invitando a riflettere sull’enorme potenzialità di questo patrimonio dimenticato, raccontammo una storia simbolica di come quel circuito sotterraneo fosse stato sempre un luogo vitalissimo: una ferrovia mineraria che lo percorreva da bastione a bastione. Siccome però non avevamo certezza che quella storia fosse vera, abbiamo chiesto a chi ne sapesse di più di farsi avanti.
Ieri la telefonata: Evandro Pellegrini, grossetano classe 1940, chiama in redazione: «Io l’ho vista», dice. «Ero un ragazzino. Ed è una delle cose belle che ricordo di quando ero bambino».
In effetti il ricordo di Evandro, pur appannato da oltre mezzo secolo di lontananza, è di quelli fiabeschi: «Si entrava dalla parte del Bastione Garibaldi – racconta – ed era come scendere in una vera miniera. C’era una vasca con il mercurio liquido, alla quale consigliavano di non avvicinarsi con oggetti d’oro. C’era la pirite, i metalli...». E c’era il trenino («tipo quelli della Val di Cornia», spiega Pellegrini) che correva su e giù dal cinghialino al Garibaldi perché – ricorda Evandro – a quel tempo non era ancora stato aperto il varco che, dietro l’attuale scuola Mazzini, congiunge via Mazzini a via Manetti. Dunque era tutta una lunga galleria. «Tra quelli che guidavano il treno – racconta Pellegrini – c’era un mio cugino. Ed era bellissimo, tutto buio, illuminato solo dalle lanterne dei minatori sistemate sulle pareti delle gallerie».
Ma quando è successo, tutto questo? «Avevo una decina d’anni», dice Evandro. «Penso tra il 1948 e il 1952».
Indicazione preziosissima, sulla quale l’Archivio Fratelli Gori avvia una veloce ricerca. E con meraviglia dello stesso Giovani Gori, presidente dell’associazione da un cassetto spuntano le foto (e tante altre) che vedete in questa pagina. Con sorpresa perché tutti, finora, erano convinti che si trattasse di immagini da una miniera vera, mai identificata.
Invece queste sono le Mura Medicee, dove nel maggio 1952 la Montecatini allestì una grande mostra che doveva mostrare a tutti l’importanza e la forza del Distretto minerario di Grosseto.
Ed eccoci al presente, nel quale ci si chiede come mai sessant’anni fa le cose di cui andar fieri della Maremma si mettevano in vetrina nel capoluogo, e in particolare nel suo monumento più bello, che in quegli anni era teatro continuo di fiere, mercati ed expò.
L’eccellenza di un territorio nell’eccellenza del capoluogo: che ci sia qualche fino da riannodare tra passato e presente, per guardare meglio al futuro?
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