Finanza
Etruschi e calidarium nelle vecchie terme
Nello scheletro alle porte della città dovrebbe sorgere il Centro documentazione Bonifazi punta a coinvolgere i privati per realizzare un centro benessere
ROSELLE. Sulla Grosseto-Siena, poco prima dell’uscita per Roselle, accanto a un “bel” cartello che indica la presenza dei ruderi (sic) dell’antica città etrusco-romana, campeggia un’altra indicazione sicuramente più invitante, ma anche più fantasiosa e certamente ingannevole, dal momento che segnala le terme di Roselle.
Invece a Roselle, ormai da quasi 40 anni, sorge il famigerato “scheletro”, probabilmente il principale monumento all’incompiutezza e allo spreco di denaro pubblico che si possa osservare in Maremma.
L’ultimo progetto che lo riguarda, in ordine di tempo, è quello pensato dall’amministrazione Bonifazi che, dopo aver visto abortire il faraonico progetto di centro di documentazione nazionale sulla civiltà etrusca, che era stato pensato nell’attuale piazza Barsanti, ha ridimensionato l’idea e ha pensato che il centro sugli etruschi potesse trovare migliore collocazione proprio in quello “scheletro”, adeguatamente ristrutturato e recuperato.
È questo il progetto su cui – spiega il sindaco Emilio Bonifazi – anche la Regione sembra ormai convinta, al punto da volerci investire dai 10 ai 12 milioni di euro.
Ma i lavori quando partiranno? Beh, meglio chiedersi prima se mai i lavori partiranno, perché, evidentemente memore di precedenti scottature, la Regione non sembra disposta a investire a scatola chiusa e così, al di là di un protocollo d’intesa tra i due enti, per il momento di concreto c’è ben poco. La Regione farà uno studio di fattibilità e chiederà però al Comune di accompagnare il percorso con un adeguato progetto di gestione economica, in modo da avere garanzie che il centro di documentazione sulla civiltà etrusca possa reggersi in piedi e non avere bisogno di continui sostegni pubblici.
Ed ecco che in quest’ottica torna in ballo l’unica risorsa economica che in quel luogo possa essere sfruttata, ovvero l’acqua termale.
Il sindaco Bonifazi non pensa nemmeno minimamente, però, a rispolverare l’altro progetto faraonico che aveva riguardato proprio le terme. È ormai morto e sepolto, infatti, il project financing da 50-60 milioni di euro che avrebbe dovuto vedere realizzato un grande stabilimento termale entro il 2004 e che invece si era trascinato per anni tra difficoltà nell’acquisizione dei terreni dai privati e chiacchiere, fino all’epilogo del nulla di fatto con strascichi nelle aule di giustizia e lodi arbitrali per chiudere la faccenda senza che il Comune fosse costretto a sborsare circa 15 milioni di euro alla società Rosellae Thermae che lamentava di non essere stata messa in condizione di realizzare il progetto.
Eppure l’acqua termale c’è, è una risorsa, e allora perché non utilizzarla per rendere più sostenibile, da un punto di vista economico, la gestione del centro di documentazione sugli etruschi?
Da qui nasce l’idea di coinvolgere i privati – naturalmente attraverso un bando pubblico – nella realizzazione di un piccolo stabilimento termale, una sorta di calidarium, un piccolo centro benessere – spiega Bonifazi – attraverso il quale fornire una duplice offerta, culturale e turistica.
E siccome di acqua calda sembra essercene in abbondanza, e le concessioni sono attualmente tutte in mano al Comune, potrebbe anche essere arrivato il momento per mettere a disposizione dei privati questa importante risorsa e creare così, attraverso una rete di attività ricettive, quel polo termale che oggi viene prematuramente indicato dalla cartellonistica stradale.
Bonifazi pensa a una rete che si alimenti di turismo culturale, attirato dal centro di documentazione sugli etruschi, e che possa allo stesso tempo alimentare il turismo culturale spingendo i propri clienti a visitare, tra un bagno e l’altro, tutto quello che il territorio possa offrire da un punto di vista archeologico.
Idee e ipotesi di lavoro ci sono, le risorse economiche, a quanto pare, pure, a questo punto servono lo studio di fattibilità e i progetti che possano finalmente dare un senso a quella costruzione che da troppo tempo, ormai, campeggia nella campagna di Roselle e che, probabilmente, continuerà a fare “bella” mostra di sé ancora per qualche anno.
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