Il dolore
Pacciardi e San Francesco Piazze “ex” senza identità
Una è conosciuta come “della Palma”, l’altra si conserva in parte “Indipendenza” tra le sorprese delle mappe on line e l’incapacità di attuare progetti per il rilancio
GROSSETO. Se un turista vi chiede dov’è piazza Pacciardi e il nome non vi dice niente, non sperate di farvi aiutare da Google Maps. Digitando “piazza Randolfo Pacciardi” il puntatore segnalerà l’incrocio tra via Porciatti, via IV Novembre e l’inizio del Corso, ovvero piazza Stammati. Sulle mappe dell’Iphone – tanto per non arrendersi – non va meglio: «Nessun risultato trovato», è la risposta.
[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:cronaca:1.12080132:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/grosseto/cronaca/2015/09/12/news/cercasi-fenice-per-l-ex-ospedale-1.12080132]]Cercate invece un grossetano che non sappia dov’è piazza della Palma: non ne troverete uno. Perché nonostante siano passati diciassette anni da quando le fu cambiato il nome, per chi abita la città piazza della Palma è sempre stata, e sempre sarà, quella tra la chiesina della Misericordia e il carcere. Non per niente indovinate che albero c’è al centro?
Lo sviluppo della cultura occidentale, dicono i manuali, è avvenuto nella piazza, spazio pubblico attorno al quale nasce la città. La piazza, insomma, non è uno spazio qualunque: è in un certo senso lo scrigno dell’identità di una città.
Piazza Pacciardi non potrebbe essere esempio più calzante. Una piazza il cui nome nessuno (ri)conosce e del cui spazio nessuno ha ancora deciso cosa fare.
[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:cronaca:1.12080150:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/grosseto/cronaca/2015/09/12/news/a-palazzo-mensini-torneranno-i-libri-1.12080150]]
Era il 1998, giunta Antichi, e l’allora assessore con delega alla toponomastica, Gabriele Bellettini, accolse la richiesta del Partito repubblicano di ribattezzare la piazza in memoria del politico grossetano, di cui l’anno dopo si celebrava il centenario dalla nascita. Visto che vi convergevano già strade intitolate a nomi illustri (Cavour, fra gli altri) il Comune accolse la richiesta.
Nonostante la decisione degli amministratori cittadini di cambiarle il nome, però, per tutti è sempre rimasta piazza della Palma. Se non si trattasse di una piazza, ma di un essere umano, verrebbe da pensare che il doppio nome abbia creato qualche problema di identità. Quale che sia la causa, ad ogni modo, la diagnosi è azzeccata: piazza Pacciardi, alias della Palma, un’identità non l’ha ancora trovata.
Farne un giardino? Spostarci il mercato? Farne uno spazio pedonale? In questi anni si è sentito di tutto. Decine di proposte pur di sottrarla al suo uso corrente, quello di parcheggio, che nasconde in un angolo il Museo di Storia naturale di Grosseto, con i suoi tesori e le sue iniziative culturali e di divulgazione, e i locali che vi si affacciano. La scorsa estate il Comune sperimentò la pedonalizzazione della piazza. Il periodo scelto non fu dei più felici: l’afa estiva si portò i pedoni sulle spiagge, come del resto era facile immaginare. L’esperimento prevedeva anche un sondaggio, per misurare favorevoli e contrari, ma quale sia stato il risultato non si è mai capito.
L’unico risultato oggi è che dopo la valanga di proposte e polemiche (più le seconde che non le prime) che riempirono i giornali, la piazza è al punto di partenza: priva di identità, è il solito parcheggio dal quale la vita cittadina si tiene alla larga.
Piazza della Palma, pardon, piazza Pacciardi, non è però la sola a combattere con una toponomastica schizofrenica, un’identità da reinventare e l’assenza di vita sociale.
Avete presente piazza San Francesco, ex piazza Indipendenza, la quale tuttavia sopravvive in un angolo, che però i più si ostinano a chiamare piazza San Francesco? Troppo ingarbugliato? Per orientarvi non vi aiuteranno i cartelli. Siamo nello spazio tra via Vinzaglio, piazza Baccarini, via Montebello, la chiesa di San Francesco, via Cairoli e il chiasso delle Monache. Fino al 1997 si chiamava piazza Indipendenza. Dopo il rifacimento di metà anni Novanta, quando fu anche rialzata, i frati francescani chiesero di poterla intitolare al santo. La giunta – sempre guidata da Antichi – disse sì «e per non passare per chi non aveva a cuore il Risorgimento lasciammo che parte della piazza rimanesse “piazza Indipendenza”», spiega Bellettini.
Questa piazza Indipendenza sul solito Google Maps semplicemente non esiste. C’è solo piazza San Francesco. Non va meglio con le indicazioni sul posto che paiono quelle di una caccia al tesoro impazzita.
Sul muro della chiesa dei Bigi ci sono due cartelli: “piazza Indipendenza” verso il Corso, “piazza San Francesco, già piazza Indipendenza” verso l’università. Sulla chiesa, “piazza San Francesco”; davanti “piazza Indipendenza”.
Qualunque sia il nome, il risultato non cambia: a qualsiasi ora la piazza è per lo più vuota, nemmeno sfiorata da piede umano. Che si guarda bene dal salire i tre gradini, le gira attorno e passa oltre.
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