La manifestazione
Lesioni per l’ago smarrito Prosciolti due chirurghi
L'équipe si era accorta che mancava un ago. Non era da nessuna parte, non si trovava nemmeno con gli strumenti. Così fu deciso di riaprire l'addome
GROSSETO. Verso il termine dell'intervento chirurgico l'équipe si era accorta che mancava un ago. Non era da nessuna parte, non si trovava nemmeno con gli strumenti. Così fu deciso di riaprire l'addome. Ma successivamente l'ago spuntò fuori durante le pulizie della sala: era a terra. Per quell'apertura ritenuta inutile e per le lesioni derivanti dalla ricerca e per le conseguenze successive, erano finiti sotto processo il chirurgo Luca Felicioni e l'aiuto Antonella Lombardi. La Procura ha chiesto la condanna ma il giudice Giovanni Muscogiuri ha assolto entrambi perché il fatto non costituisce reato dall'accusa di cooperazione colposa in lesioni colpose.
I fatti risalgono al 23 febbraio 2010. Quel giorno, un uomo oggi 50enne, abitante a Castiglione della Pescaia, si era sottoposto a un intervento laparoscopico di plastica per un'ernia inguinale bilaterale. Un intervento che sembrava procedere regolarmente. Fino a che fu notata la mancanza di un ago. Vennero effettuate ricerche tramite una nuova laparoscopia, una Tac e un esame radiografico ma l'ago non spuntava fuori. L'équipe decise pertanto di procedere alla ricerca all'interno dell'addome. Il sostituto procuratore Alessandro Leopizzi contestava a Felicioni e Lombardi negligenza, imprudenza e imperizia perché i due chirurghi non avrebbero controllato adeguatamente lo strumentario e poi perché dalla riapertura e dall'ulteriore intervento di plastica addominale che avvenne otto mesi dopo al paziente sarebbero state causate lesioni personali con una malattia giudicata guaribile in 150 giorni; e l'uomo aveva riportato un indebolimento permanente della funzione contenitiva della parete addominale.
Il dibattimento si è svolto in larga parte intorno alla perizia del professor Paolo Gentileschi, specialista di chirurgia a Tor Vergata. Il quale ha sostenuto che, in letteratura clinica, non sono infrequenti casi di smarrimento di aghi, a prescindere dalla responsabilità degli operatori. Una percentuale bassa ma comunque esistente.
La Procura (in aula ha sostenuto l'accusa il viceprocuratore onorario Alessandro Bonasera) aveva comunque chiesto una condanna a 2 mesi per ciascuno dei due imputati, ravvisando una forma di responsabilità. Anche l'avvocato Alberto Solari, parte civile per il paziente, aveva chiesto la condanna di Felicioni e Lombardi contestando non tanto la negligenza dimostrata in sala operatoria quanto le conclusioni della perizia che tendono a escludere le responsabilità dei componenti dell'équipe. I difensori, Luciano Giorgi, Carlo Valle e Morena Mania, avevano sollecitato l'assoluzione dei propri assistiti. Le motivazioni saranno depositate a breve.(p.s.)
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