Il Tirreno

Grosseto

Cercasi fenice per l’ex ospedale

La demolizione dell'ex ospedale di Grosseto, iniziata ad agosto 2015
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La demolizione dell'ex ospedale di Grosseto, iniziata ad agosto 2015

Cosa nascerà sulle ceneri del vecchio edificio abbattuto? Dopo anni di oblio ora servono idee

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GROSSETO. Non c’è più. O almeno non più come prima. Promesse (chi ricorda la conferenza d’inizio campagna elettorale del Bonifazi bis, quella con la foto che ritrae il candidato sindaco proprio sulle Mura, simbolo della città da ricostruire); liti (bordate tra l’architetto Roberto Aureli e il Comune, accusato di non curare a dovere il palazzo) e petizioni (su impulso del Raggruppamento politico autonomo) non hanno salvato l’ex ospedale di Grosseto.

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Di sicuro non ne hanno salvato la parte più fatiscente, quella tirata su alla metà dell’Ottocento, sopravvissuta ai bombardamenti della seconda guerra mondiale e lasciata marcire negli ultimi trent’anni.
In questi giorni le ruspe della ditta Massicci di Sermoneta (Latina) hanno fatto il proprio dovere e demolito un quinto dell’edificio; centoseimila e rotti euro di aggiudicazione dei lavori, iva esclusa. Oltre ai quasi cinquantacinquemila di manodopera.


E ora? La vera sfida è dare un futuro degno a quell’area. L'Arena Tirreno, del resto, apre un dibattito proprio sulla città da reinventare. Dicevamo, c’è chi vorrebbe lasciarla a spazio verde, chi allestirla a parcheggio e chi, invece, lì vedrebbe bene un altro palazzo. Magari quel palazzo che doveva ospitare, almeno nelle idee iniziali di Bonifazi (ne parla sin dal 2007) la sede unica del Comune.

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Di certo c’è che la parte resa malconcia dell’edificio è andata a farsi benedire tutto dev’essere rimodellato. Ed ecco che dal municipio monta la speranza di un concorso d’idee ampio e condiviso. Qualcosa che possa essere in grado di far dimenticare gli errori commessi nei decenni. Più difficile sarà cancellare lo spreco di quattrini che la vicenda dell’ex ospedale porta con sé: acquistato per dieci miliardi di lire (giunta Valentini) l’immobile non è mai stato recuperato nella sua interezza, amministrazione dopo amministrazione.


E pensare che a inizio anni Novanta già tutti avevano (o almeno avrebbero dovuto averla) una cognizione di quel che stava accadendo all’ala dell’edificio che s’affaccia _ anzi, s’affacciava _ in via Saffi. Di sicuro la faccenda era in cronaca già nel ‘93, grazie al lavoro di studio e ai sopralluoghi a firma dell’architetto Roberto Aureli su invito della procura della Repubblica: lì, in quegli stanzoni abbandonati e oggi demoliti, aveva studiato il premio nobel Robert Koch. C’erano anche numerosi libri lasciati a far la polvere. Esisteva pure una fontana raffigurante dei tritoni, sparita nel silenzio generale. Ma soprattutto lì esisteva un’identità. Quell’identità delle migliaia di grossetani che avevano vissuto quell’ospedale, ci erano nati, ci erano stati curati.


E ora che si fa? Un giardino verde con vista sulle Mura? Quelle Mura, luogo di identità cittadina e per troppo tempo dimenticate? Oppure ci si costruisce qualcos’altro? Il dibattito è aperto. Con un consiglio: prima di muovere un passo sarebbe meglio avere le idee chiare. Altrimenti fra qualche anno ci tornano le ruspe...

 

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