Il dolore
Testimonianze di profughi a Il Sole
Appuntamento con quattro uomini e donne da zone di guerra o di povertà estrema
GROSSETO. Questo pomeriggio, a partire dalle 16,30, la Fondazione Il Sole di via Uranio sarà teatro di una manifestazione dedicata alle "Testimonianze di profughi dall'oltre Europa", a sostegno della "Marcia delle donne e degli uomini scalzi" che un gruppo di registi, attori, musicisti e intellettuali ha promosso nello stesso giorno nel cuore della Mostra del cinema a Venezia, dove come spesso fanno i profughi marceranno a piedi scalzi con l'obiettivo di far riflettere l'opinione pubblica su flussi migratori, accoglienza e politiche d'integrazione.
Una marcia promossa, fra i tanti, da personalità come Lucia Annunziata, don Vinicio Albanesi, Marco Bellocchio, Elio Germano, Gad Lerner, Marco Paolini, Roberto Saviano, Toni Servillo, Jasmine Trinca, Fiorella Mannoia, Frankie Hi Nrg, Ascanio Celestini, oltre a Amnesty International Italia, Cgil Nazionale, Emergency, Arci, Acli, Terres des Hommes, Mani Tese e Medici Senza Frontiere.
A sostenere le ragioni di tolleranza, accoglienza e integrazione ci saranno le voci di quattro uomini e donne profughi da zone di guerra o di povertà estrema ospitati nei centri della Maremma, che racconteranno la loro esperienza di passaggio dall'oltre Europa al nostro Paese. Quasi delle istantanee dal grande esodo da mondi lontani, che nessuna telecamera può raccontare meglio di chi lo ha vissuto sulla propria pelle. A promuovere quest'occasione di conoscenza e confronto sono stati Cgil, Arci, Caritas e Fondazione Il Sole, cui hanno risposto davvero tante realtà cittadine. «Quest'iniziativa - spiega Claudio Renzetti, segretario della Cgil maremmana - è nata in pochissimo tempo sotto la pressione degli eventi, con l'obiettivo di dare un punto di riferimento a tutti quanti non vogliono arrendersi alla logica dell'egoismo e del razzismo xenofobo, ma vogliono capire e farsi carico di un fenomeno epocale che durerà nel tempo, e che non troverà soluzione ignorandolo. È bastato un giro di telefonate per avere tante adesioni e condividere la scelta di dare voce a chi la tragedia dell'essere profugo la vissuta in prima persona».
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