Italia
Quella rete invisibile è un giacimento d’oro
Dentro e sotto il monumento: viaggio infinito tra gallerie, saloni e troniere. Tracce di vita antica e recente che potrebbero sedurre il mondo. E invece...
GROSSETO. Il futuro di Grosseto è nella rete. Non solo in quella virtuale e senza limiti del web (che pure quaggiù ha ancora troppi buchi), ma anche in quell’antichissimo reticolo fisico di tunnel, saloni, salette e giardini che si snoda occulto nel ventre delle Mura Medicee. La Grande Rete telematica porterà questa terra periferica nel mondo; l’altra _ la piccola rete ipogea stesa fra i bastioni _ potrebbe portare il mondo in questa terra.
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Perché se già da un po’ è chiaro a tutti o quasi il potenziale turistico di quel che affiora maestoso (la cinta muraria, appunto, con la sua pianta esagonale pressoché intatta), ancora tutto da ri-conoscere è invece il valore di ciò che si nasconde dentro e sotto le sei punte dell’iceberg: da un bastione all’altro dal Garibaldi alla Rimembranza passando per il Molino a Vento, piazza del Sale, il Maiano, il Cassero Senese e quindi di nuovo al Garibaldi _ chilometri di camminamenti sotterranei che sboccano di tanto in tanto in giardini incantati. Un percorso senza soluzione di continuità e dunque infinito nella Storia con la “S” maiuscola, quella del tardo Rinascimento toscano, con la sua grandezza, i suoi intrighi, i suoi misteri, il fascino che da sempre seduce l’intera umanità.
Un patrimonio straordinario e in gran parte dimenticato, al punto che lo stesso proprietario _ il Comune di Grosseto _ in tempi recentissimi ha faticato non poco a censirlo fino in fondo, a calcolarne l’entità effettiva, lo stato di manutenzione e a tracciarne l’attuale situazione “abitativa”, ovverosia capire chi e a quale titolo occupa gli spazi sopravvissuti all’abbandono.
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Chi ha i capelli bianchi, se non bianchissimi, ricorda bene quando le Mura Medicee – dentro e fuori, sopra e sotto – erano parte vitale della città e non semplice cesura di mattoni tra il centro storico e la città nuova. Troniere e ambienti sotterranei ospitavano laboratori d’artista, giardini fioriti, botteghe commerciali e artigiane affacciate sulle piazze e sulle vie circostanti; la fortezza del Cassero, fatiscente, dava rifugio agli ultimi volti dell’Italia neorealista come Giogio il vagabondo o la “signorina” Tea. Sulle Mura si passeggiava, si ballava, c’erano i bar.
Non è preistoria. È vita di ier l’altro, cancellata da un’improvvisa fuga collettiva e mai più rimessa in circolo. Svuotate del loro sangue le Mura Medicee sono seccate in fretta per diventare terra di nessuno. Dentro e fuori, sopra e sotto.
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Del recupero strutturale e sociale delle Mura di Grosseto si parla da tempo immemorabile. Quello strutturale ebbe un importante sussulto alla fine degli anni Novanta, col progetto avviato dall’allora sindaco Valentini e parzialmente realizzato dalla successiva giunta Antichi grazie a un lauto finanziamento della Fondazione Monte dei Paschi. Qualche distrazione amministrativa, ripensamenti, ostacoli burocratici e non ultimo il collasso di Fondazione Mps ne impedirono il completamento. Al pari di mille altre italiche opere pubbliche il restauro delle Mura si è fermato a meno di metà. Interrotta qua e là da osceni cantieri discarica, buia, malcurata nell’attesa di una salvifica e mai vista “ripresa dei lavori”, la passeggiata sulle Mura ha tenacemente respinto chi ama il bello e sedotto i cultori dello schifo. E siccome poi al recupero sociale (poco utile a propaganda e business) nessuno ci aveva più pensato, ecco anche quel poco di già fatto (le aree esterne al Cassero Senese, per esempio) liquefarsi veloce in un secondo abbandono, fisico e affettivo.
Quel che resta di questa storia, nel bene e nel male, lo può vedere chiunque anche oggi, in superficie. Nessuno o quasi però oggi può immaginare cosa c’è sotto, oltre il tumulo d’asfalto del parcheggione Esperanto, definitiva sepoltura per quelli che un tempo, dentro le Mura, erano “negozi su strada”. Ignorato dai grandi progetti di recupero (è più facile cominciare dalla facciata) il reticolo di camminamenti e ambienti sotterranei è rimasto sotto chiave, a tal punto escluso dagli sguardi da far perdere la memoria di sé.
Eppure, proprio quel mondo sommerso e scenografico è un potenziale giacimento d’oro. Una passeggiata di chilometri nelle viscere della storia, una meraviglia – paradossalmente ben conservata proprio dalla sua segregazione – che in altre parti del Mondo sarebbe già messa all’incasso per la fame di turisti senza storia. Grosseto la storia ce l’ha, ma fatica a metterla frutto.
Si dice che mezzo secolo fa i minatori di questa terra stesero, per mostrare ai “cittadini” cosa fosse il loro duro mestiere, una rotaia che correva sotterranea da un bastione all’altro su cui circolavano carrelli e metalli. Non sappiamo se sia verità o leggenda (chi ha ricordi si faccia avanti), ma certo quel viaggio è una suggestione che mette l’acquolina ai sogni: si potrà tornare un giorno – parafrasando il nome di una bella iniziativa promossa di recente da privati cittadini, associazioni e Comune – a camminare nelle Mura? A lavorare, a produrre reddito, socialità e bellezza, nelle Mura? Insomma, a riabitare le Mura?
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