Finanza
La città da reinventare
Dal vuoto di via Saffi alle terme: un grande patrimonio in cerca d’autore
GROSSETO. Ex ospedale, ex cinema Marraccini, ex orfanotrofio Garibaldi. E ancora ex Mabro, ex Foro Boario, ex terme di Roselle. Perfino ex piazza della Palma. Ci avete mai pensato? I luoghi storici della città e dei suoi dintorni sono tutti “ex luoghi”. Lo sono nel nome e lo sono nell’uso che (non) ne viene fatto. Non più ospedale, non più cinema, non più orfanotrofio. Della loro funzione passata non c’è traccia ma – e questo è il punto – nemmeno la loro funzione attuale esiste.
[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:cronaca:1.12069178:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/grosseto/cronaca/2015/09/10/news/l-arena-tirreno-per-partecipare-al-futuro-1.12069178]]
Un esempio per tutti è l’ex Chelliana dove, portati via libri vent’anni fa, ci sono stati tre interventi di sistemazione (l’ultimo da un milione di euro per mettere a posto il pian terreno), decine di annunci degli utilizzi più diversi, e ancora della biblioteca non c’è traccia.
Non va meglio con gli spazi che invece un’identità ce l’hanno, e prepotente, come le Mura medicee. Milioni spesi in progetti di riqualificazione e lavori di recupero e, poi, chiuso il cantiere, tempo due giorni tornano terra di nessuno, terreno di scorribande dei vandali.
Ultimo esempio in ordine di tempo il Bastione Maiano: 300.000 euro di lavori finiti pochi mesi or sono dopo anni di transenne, e chi oggi va a passeggiare da quelle parti troverà arredi urbani distrutti e muri imbrattati. Solo pochi anni fa la stessa sorte toccò all’arena della Cavallerizza: un costoso intervento per risistemarla e farne un cinema all’aperto. Il tempo di due estati e poi, apparso il «The end» dell’ultima pellicola, lo spazio oggi è di nuovo inutilizzato, se non dai soliti imbrattatori di muri.
Tanto per rimanere in tema, il vicino ex cinema Marraccini è un’altra ferita aperta nella città. Proprietà privata, accantonata una passata ipotesi di acquisto da parte di Comune e Provincia (erano i primi anni Duemila), l’ipotesi di trasferirvi il museo diocesano, la scuola di cinema, la moschea, l’edificio oggi è chiuso. Da anni all’asta giudiziaria, nessuno al momento è stato disposto a tirar fuori 1,6 milioni di euro (tanto costa) e riaccendere il proiettore. Del resto, altro non vi si può fare visto il vincolo messo dalla Soprintendenza sulla sua destinazione d’uso.
[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:cronaca:1.12069160:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/grosseto/cronaca/2015/09/10/news/i-restauri-non-bastano-alle-mura-serve-la-vita-1.12069160]]
Fuori dal centro la situazione non cambia. Ex orfanotrofio Garibaldi: uffici pubblici o social housing? Ex Foro Boario: appartamenti o sede della camera di commercio? Ex terme di Roselle: nuove terme o centro documentazione degli etruschi? Anche se la polemica più fresca è quella che riguarda l’ex ospedale di via Saffi (e si torna dentro le mura): le ruspe sono all’opera in questi giorni per distruggere un’ala troppo cadente per essere recuperata, ma cosa ci sarà fatto è ancora tutto da decidere.
Un progetto definito, frutto di sei anni di lavoro e pronto all’uso, invece, c’era – fino al 2006 – per Ponte Tura alla Steccaia, il gioiello leopoldino da cui è partita la bonifica della Maremma. Doveva essere la porta di un parco della Bonifica che arrivava fino a Casa Ximenes a Castiglione della Pescaia, ma finita l’epoca delle erogazioni della Fondazione Monte dei Paschi (circa 10 milioni di euro all’anno), non si sono più trovati finanziamenti. Oggi è un luogo praticamente sconosciuto ai grossetani, ma frequentatissimo da topi, gatti randagi.
Qualcosa, però, comincia a muoversi. È recentissimo l’annuncio che l’ex convento delle Clarisse, fino a qualche anno fa occupato dal polo universitario grossetano e a lungo destinato ad accogliere la collezione Luzzetti (ipotesi poi naufragata per il mancato accordo fra il collezionista e il Comune) diventerà una sorta di “condominio culturale”.Al suo interno troveranno posto un centro di documentazione sul Mediterraneo, la pinacoteca d’arte contemporanea gestita da Fondazione Grosseto Cultura, il fondo di Roberto Ferretti, ormai da decenni condannato all’oscurità, e infine, al piano terra, uno spazio permanente per attività di associazioni cittadine, che lo potranno utilizzare a rotazione. Così come sulle Mura l’ipotesi di un percorso ciclopedonale e dell’attesa nuova illuminazione mandano segnali importanti per il futuro.
È da questi luoghi, da quelli da reinventare a quelli per i quali ci sono i primi germi di rinascita, che parte da oggi il viaggio del Tirreno nella città del presente e di un futuro tutto da immaginare e costruire.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
