Il Tirreno

Grosseto

Altre tre tartarughine vedono la luce alla spiaggia della Giannella

Francesca Ferri
Le tartarughe verso il mare
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Le tartarughe verso il mare

Obertello: provengono dallo stesso nido da cui ne erano già spuntate 30. In tutto si calcola che siano nati 63 esemplari

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ORBETELLO. Le sorprese non finiscono. La mattina di giovedì 10 settembre altre tre tartarughine marine Caretta caretta sono venute alla luce sulla spiaggia della Giannella, dove il 6 settembre trenta esemplari era spuntate dalla spiaggia e si erano avviate verso il mare. Da quel giorno il Centro recupero tartarughe marine di Grosseto, il Centro recupero tartarughe marine del parco della Maremma (Talamone), Wwf, Legambiente e l'Osservatorio per la biodiversità della Regione, attraverso l'Arpat, hanno presidiato notte e giorno quel pezzo di spiaggia per proteggere il nido e le eventuali altre tartarughe che potevano uscire fuori. Di norma, infatti, la tartaruga Caretta caretta deposita un centinaio di uova per nido.

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“Secondo i protocolli e le procedure elaborati dall’università della Calabria, dal Crtm dell’Asinara e dal Ctrm di Lampedusa, passati tre giorni senza che escano piccoli di tartaruga, si può aprire il nido per vedere se vi sia qualche esemplare che non è riuscito a uscire”, spiega Luana Papetti, responsabile scientifico del Crtm di Grosseto. “E così, al quarto giorno dal rinvenimento del nido, abbiamo scavato, alla presenza anche dell’Arpat, e a circa 31 centimetri di profondità abbiamo trovato un tartarughino vivo e bello vitale. Lo abbiamo avviato lungo il corridoio a mare e da lì ha preso il largo”.

La ricerca nel nido è poi proseguita. “Abbiamo deciso di continuare perché la temperatura della sabbia è ormai troppo fredda per consentire l’incubazione embroniale _ prosegue Papetti _ Abbiamo trovato dei gusci vuoti e delle uova intere. Ma la vera sorpresa è stata trovare altri due tartarughini vivi”.

I due esemplari, sulle loro piccole pinne, hanno percorso il corridoio a mare “ma, visto che il mare si era ingrossato _ spiega Papetti _ abbiamo deciso di seguire le indicazioni previste in questi casi e di accompagnare i due tartarughini al largo per evitare loro le onde grosse e pericolose della riva”.

I due sono stati messi in una scatola e portati oltre le onde dove sono stati liberati.

Tantissima l’emozione, e pure qualche lacrima, tra tutti i presenti per quello che è considerato un evento eccezionale.

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Alla fine, contando gusci e uova, il bilancio è stato di 72 uova complessive, delle quali 63 ritrovate in guscio e quindi corrispondenti ad altrettante tartarughine nate (trenta sono state viste spuntare dalla sabbia il 4 settembre; le altre probabilmente erano già nate e si erano avviate in mare durante la notte, senza essere viste) e 9 uova non schiuse.

“Queste nove uova sono tutte senza embrione _ spiega la dottoressa Papetti _ Il rapporto tra tartarughe nate e non nate è dell’87 per cento ed è considerato del tutto naturale”.

Le uova intere verranno adesso analizzate dai vari centri coinvolti e lo stesso lo saranno i gusci, che saranno sottoposti ad analisi tossicologiche per verificare l’eventuale presenza di mercurio e metalli pesanti. Questo materiale è infatti un prezioso indicatore della qualità delle acque.

“Il nostro comune desiderio _ conclude Papetti _ è che condurre uno studio sul dna mitocondriale per vedere se la mamma è la stessa che due anni fa depose le uova nella spiaggia di Scarlino”.

“Siamo davvero contenti  e molto molto soddisfatti che un evento meraviglioso e appassionante di questa portata sia accaduto – ha spiegato Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente – sulla costa maremmana. Le 63 tartarughine nate rappresentano una percentuale molto alta di uova schiuse pari all’87%. Questo ci fa capire quanto sia fondamentale proteggere e tutelare le nostre coste e i nostri mari. La Caretta caretta è una specie protetta inserita nella direttiva habitat e nella lista rossa delle specie in via d’estinzione. Occorre perciò realizzare un’adeguata campagna di sensibilizzazione e informazione degli stabilimenti balneari, delle strutture che operano per la pulizia delle spiagge, dei camping situati sulla costa in stretta collaborazione con la Regione Toscana e i comuni interessati per favorire e monitorare  questo fenomeno di altissima portata scientifica. La Maremma, infatti, deve diventare un vero e proprio presidio di osservazione,  monitoraggio, tutela e studio della specie Caretta caretta”.

"Abbiamo realizzato un importantissimo gioco di squadra - ha aggiunto Nunzio D'Apolito, responsabile scientifico Legambiente Grosseto - in un clima fortemente collaborativo con i volontari che si sono resi disponibili, le associazioni coinvolte e l'ossevatorio per la biodiversità della Regione Toscana, che ci ha permesso di presidiare il nido in questi tre giorni e tre notti. Abbiamo raccolto informazioni preziose e seguito in modo accurato la manipolazione del nido della tartaruga Marina che ha deposto 72 uova nella spiaggia della Giannella. La rete territoriale ha funzionato benissimo e abbiamo messo le basi per poter agire nel modo migliore anche per eventuali prossime nidificazioni in Maremma - ha concluso DApolito, che ha presidiato il nido giorno e notte, coordinando il presidio di volontari e associazioni coinvolte".

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