Il Tirreno

Grosseto

Migranti, il prete: sono pronto ad accoglierli ma da solo non posso

di Alfredo Faetti
Don Claudio Picinini mostra la struttura dell'ex asilo parrocchiale
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Don Claudio Picinini mostra la struttura dell'ex asilo parrocchiale

Ad Alberese (Maremma) il parroco accoglie l'appello di Papa Francesco: «Ecco dove li ospiterò, ma ce la faremo solo unendo le forze»

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GROSSETO. Seduto dietro la sua scrivania illuminata solo da un filo di luce che passa dalle persiane, don Claudio Picinini sta mettendo in ordine gli ultimi appunti in vista del mese missionario, che come sempre cade ad ottobre. «Serve per raccogliere fondi da mandare poi ai preti in missione là dove c’è bisogno di aiuto – spiega – E sa qual è il tema quest’anno? “Dalla parte dei poveri”. Esattamente il messaggio di Papa Francesco». Don Claudio sa bene cosa significhi aver bisogno d’aiuto. Nato a Scarlino nel 1953, ha passato dodici anni della sua vita in Bolivia ed è convinto che alle chiese europee farebbe soltanto bene aprirsi a quelle fresche dell’Africa e del Sud America. «Per troppo tempo sono rimaste chiuse nelle sagrestie. Ed è proprio a loro che Francesco ha mandato il suo messaggio d’accoglienza a 360 gradi».

All’improvviso indica fuori dalla finestra che dà sui colli d’Alberese, dove s’intravede uno stabile tutto bianco che sembra quasi inutilizzato. «Lì potremmo accogliere due famiglie di profughi. I bambini potrebbero giocare nel cortile davanti e gli uomini essere inseriti al mondo del lavoro, data tutta la campagna che ci circonda» continua.

Lui l’appello del Papa ad aprire le parrocchie agli esuli africani in fuga dalle guerre lo ha colto subito. «Io sono pronto a mettere a disposizione i nostri spazi, ma serve un lavoro sinergico – avverte – Serve che le diocesi lavorino tra di loro».

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Don Claudio ormai è il parroco di Alberese e Rispescia da oltre due anni. La curia gli ha affidato questo lembo di terra quasi incontaminato, poco fuori Grosseto, a due passi dal Parco Nazionale della Maremma. Il paese, Alberese, conta poche centinaia di abitanti, ancor meno Rispescia. «Qua per ora profughi non sono arrivati» dice. Eppure spazio e opportunità non mancherebbero. «Immaginandoci che ci sia la possibilità di ospitare delle famiglie, potremmo destinare gli uomini alla terra, così che imparino a lavorarla e inizino a inserirsi nel mondo del lavoro. Le donne, invece, potrebbero imparare come viene trattato il prodotto agricolo: come conservarlo e come lavorarlo».

Certo, servirebbe la mano anche di altri soggetti, come la Caritas o associazioni volontarie. Ma l’impegno non spaventa il prete. «Venga con me» dice, facendo strada nel cortile che sta dietro la chiesa di Santa Maria fino ad arrivare a quello stabile bianco. «Questo era l’asilo parrocchiale, ma ormai è inutilizzato se non per qualche iniziativa parrocchiale. Ma se messo in ordine, al piano di sopra potrebbe ospitare almeno due famiglie. In questo modo gli adulti potrebbero lavorare, mentre i bambini avrebbero a disposizioni i giochi che abbiamo installato anni fa. È ovvio però che la nostra parrocchia da sola non può farcela».

Dove sta il problema? «Per allestire i due appartamenti servirebbero risorse che nessuna piccola parrocchia ha a disposizione. Se invece uniamo le forze, c’è la possibilità di fare progetti importanti. Del resto, questa è un’emergenza umanitaria e per affrontarla possiamo trovare soluzioni non convenzionali».

Don Claudio sa di cosa parla: è responsabile dell’ufficio missionario e dell’ufficio migrantes in provincia di Grosseto. «Dopo l’appello al Papa, mi auguro che il responsabile regionale ci convochi così da poter organizzarci per accogliere il messaggio di Francesco. Le possibilità non ci mancano: dobbiamo lavorare di squadra, con tutte le diocesi. Ripeto, è un’ermegnza e dobbiamo affrontarla tutti assieme».

Il nostro prete si è già trovato faccia a faccia con i profughi. Nel 2011, quando in Maremma è arrivato il primo pullman di esuli, lui era parroco a Batignano, il primo spazio che la curia ha messo a disposizione delle autorità civili per l’accoglienza. «È il punto di smistamento, da cui poi vengono destinati alle varie strutture. Ho sentito storie terribili, che però non mi hanno sorpreso». E proprio perché conosce il bisogno d’aiuto che don Claudio rilancia il suo invito. «Noi siamo a disposizione: qua spazio e opportunità non mancano».

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