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Lotta ai predatori, la Cia invoca l’unità tra le associazioni

GROSSETO. Le campagne, i boschi e i pascoli della Maremma e dell’Amiata sono infestati da predatori e delle catture che nel Grossetano dovevano avere inizio attorno al 20 agosto nulla si sa. Anche se...

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GROSSETO. Le campagne, i boschi e i pascoli della Maremma e dell’Amiata sono infestati da predatori e delle catture che nel Grossetano dovevano avere inizio attorno al 20 agosto nulla si sa. Anche se allevatori e associazioni di categoria sperano che prenda corpo la promessa dell’assessore regionale all’agricoltura e forestazione Marco Remaschi di liberare il territorio da questi animali.

Di questo e di molto altro si è parlato, a Grosseto, in una riunione voluta dalla Cia guidata da Enrico Rabazzi, lunedì scorso. Rabazzi ha chiamato a raccolta il gruppo interesse economico del settore ovino-caprino di tutta la provincia grossetana per mettere i puntini sulle “i” rispetto alle azioni in campo per fronteggiare la grave crisi di questo segmento di economia. «Le associazioni – spiega Rabazzi – devono lavorare insieme. Nessuno dovrebbe fare il primo della classe». I punti cardine su cui si è preso posizione vertono sull’unità delle associazioni, sulla comunicazione, sulle predazioni, sui danni da cinghiale e sulla blue tongue.

«La situazione è sempre più drammatica – spiega Rabazzi – e l’unica possibilità è andare avanti insieme. Per le predazioni bisogna chiedere misure urgenti. Ci sono due attacchi di media al giorno e non è più tollerabile. È saltato un equilibro ambientale e interspecifico per azioni sbagliate dovute all’uomo e che bisogna correggere. Un problema negato fino all’ultimo che oggi fa chiudere aziende e mette a repentaglio il sistema idrogeologico, provocherà la mancanza di salvaguardia per gli incendi e mette in ginocchio un settore e una filiera con migliaia di posti di lavoro in forse. Invocheremo insieme misure straordinarie». Altra questione trattata la blue tongue, una specie di influenza degli ovini dovuta a un insetto, mortale. «C’è il vaccino – spiega Rabazzi – ma dobbiamo pagarcelo. Chiediamo alla Regione una vaccinazione a tappeto». E infine la comunicazione, anch’essa da decidere con le altre associazioni: «Fare comunicazione e informazione giusta, anche nelle scuole – dice Rabazzi – potrebbe essere il modo per mettere al corrente tutti di cosa vuol dire l’allevamento». E infine il gravissimo problema cinghiali: «C’è voluto il morto per mettere la situazione sotto gli occhi di tutti. I cinghiali stanno distruggendo i territori e provocano all’uomo e ad altri animali danni mortali». Rabazzi contatterà le altre associazioni per decidere una strategia comune. (f.b.)

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