Sicurezza
Addio al medico degli ultimi Se n’è andata Laura Perna
La Madre Teresa di Kimbondo è morta all’età di 96 anni in Congo Aveva fondato un ospedale dove curava i bambini e un centro sanitario
KINSHASA. «Quando fai il medico nel cuore dell’Africa sei talmente assorbito dalle cose che devi fare, dalla lotta quotidiana per la vita, che tutta una serie di regole, come le competenze e le specializzazioni, non valgono più. In un ospedale rurale devi saper fare di tutto: dall’intervento chirurgico d’urgenza alla riduzione di una frattura. La molla che ti fa superare fatiche e difficoltà è la consapevolezza di curare persone che senza il tuo intervento morirebbero». In queste poche righe, tratte da una testimonianza inviata in Italia da Kimbondo, c’è tutta Laura Perna, 96 anni, un terzo della propria vita spesa al servizio dei più bisognosi, degli ultimi.
Ieri Laura si è spenta a due passi dal suo ospedale, in Congo, nella struttura che da quasi 25 anni, cura i bambini malati, abbandonati. Ha chiuso gli occhi per l’ultima volta là dove aveva sempre desiderato stare, in mezzo ai suoi piccoli. Al suo fianco padre Hugo Rios, l’uomo che da tempo ne ha raccolto il testimone.
Verrà sepolta in Africa, come da precise volontà e a noi resterà l’esempio, un ricordo vivo, positivo.
Su Laura Perna, la Madre Teresa di Kimbondo, si potrebbe scrivere un libro, fare un film (e chissà che non accada). Dopo il pensionamento dall’Asl, alla metà degli anni Ottanta, aveva scelto una strada in salita: scendere in Africa come medico. Inizialmente aveva realizzato una struttura con un centinaio di letti (poi molti di più), un servizio per le urgenze e per le visite ambulatoriali. Era questo il suo sogno nel cassetto. E l’aveva realizzato.
In una testimonianza inviata al Lions Club Grosseto Host la stessa Perna raccontava come era scaturita questa scintilla di altruismo. Un sogno cominciato tanto tempo fa. «Mi laureai in lettere in tempo di guerra e guardandomi intorno mi resi conto di quanto in realtà le persone avessero bisogno di essere curate. Non fu facile dire a mio padre che volevo assolutamente proseguire gli studi. E iscrivermi a medicina. Nella mia famiglia si respirava un clima ancora molto rigido. Le donne dovevano fare le mogli e le madri, non le ricercatrici. Ma questa è stata anche la mia grande fortuna: infatti, ho imparato molto presto ad essere testarda e determinata e a lottare per i miei obiettivi. E così, nel 1951, mi sono laureata in medicina all’Università di Roma. Su 700 allievi solo 40 erano donne. Sarei voluta partire subito per l’Africa ma ho dovuto aspettare più di trent’anni. Solo a 65 anni, una volta pensionata, dopo aver accettato la vita ospedaliera, ritmi e i ruoli, decisi di partire per il Terzo Mondo, perché le mie motivazioni anziché affievolirsi si erano invece rafforzate». La Perna ha curato i bambini prima in Uganda e poi nella Repubblica democratica del Congo. Qui, con 60 milioni di vecchie lire, aprì nel 1991, in concomitanza con la rivolta e il ladrocinio dei militari, un ospedale e un centro nutrizionale per i bambini dei 23 villaggi che circondavano allora la città di Kinshasa.
Un centro sanitario che è diventata la sua casa e la sua famiglia, dove Laura - coadiuvata da medici volontari (alcuni provenienti anche da Grosseto) - ha lavorato senza orari, con l’unico limite della stanchezza, in un rapporto di collaborazione molto stretto e intenso con i nativi. In queste strutture la dottoressa aveva investito tutto ciò che possedeva, aiutata spesso dalla generosità dei grossetani, da sostenitori italiani e non solo. Insignita del Grifone d’oro, due anni aveva ricevuto anche la visita del sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi.
Insomma, ci lascia una donna straordinaria, il cui lavoro proseguirà grazie a padre Hugo Rios e ai suoi collaboratori.
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