Il Tirreno

Grosseto

Dona il fegato al figlio di due anni

Ivana Agostini
Dona il fegato al figlio di due anni

Il piccolo è affetto da una malattia rara: la madre si offre per il trapianto. E l’intervento di 9 ore ha successo

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ORBETELLO. Per una madre non c’è gioia più grande del dare la vita al proprio figlio, una gioia che diventa incontenibile quando questa vita, una mamma, la riesce a dare per ben due volte.

È quello che è successo a Ester, una giovane madre di 27 anni che ha donato al suo bambino di appena due anni una parte del suo fegato. Un intervento che è stato eseguito al Bambin Gesù di Roma il 19 agosto, andato bene tanto che ieri la mamma e il piccolo sono stati dimessi. Una storia iniziato quando il bambino aveva solo 50 giorni di vita.

«Mio figlio - racconta Ester – era un bambino come tanti, nato un po’ più piccolo del normale, nulla però che potesse far pensare che dietro l’angolo si nascondesse la tragedia». Un calvario che ha colto di sorpresa i genitori del piccolo che hanno visto il loro bambino a poco più di un mese di vita farsi giallo in volto: quel colore che colpisce i bambini appena nati, il colore tipico dell’ittero. E infatti all’ittero la madre del piccolo ha pensato subito e perciò più di tanto non si è preoccupata pur portando, per sicurezza, il bambino dalla pediatra. Il medico invece, vedendolo, si è preoccupata e l’ha subito mandato al pronto soccorso del Misericordia di Grosseto.

È a questo punto che inizia la vera storia del piccolo paziente che viene sottoposto a ecografie e analisi del sangue. I genitori iniziano a vedere i medici che si guardano negli occhi senza dire nulla. È questo il primo ricovero, cinque giorni all’ospedale di Grosseto per cercare di escludere un tumore. Dopo le visite il piccolo viene mandato al Meyer di Firenze dove gli viene diagnosticata una atresia delle vie biliari. Per Ester e il padre Manuel si apre un mondo nuovo. Scoprono l’esistenza di una malattia rara che colpisce un bambino su 10, 20.000. I due genitori sono increduli. Viene loro spiegato che il piccolo dovrà essere sottoposto a un intervento, l’intervento di Kasai che consiste nella ricostruzione delle vie biliari. Per questo vanno fino a Brescia e il piccolo viene sottoposto al suo primo intervento. È il 23 dicembre del 2013. «Brescia era lontana – dice la donna - ma per mio figlio sarei andata ovunque». Dopo l’operazione il piccolo passa 5 giorni in rianimazione. I medici dicono che per vedere se l’intervento è riuscito deve passare un anno. Il piccolo lotta con tutte le sue forze fino a quando smette di mangiare.

«Torniamo al Meyer - dice Ester – e qui gli mettono un sondino naso gastrico che porterà per un anno e mezzo». Le cose però non vanno bene e non resta che l’ultima spiaggia, il trapianto di fegato. A febbraio il piccolo entra in lista. Il fegato non arriva e i genitori si offrono loro. «Siamo risultati entrambi compatibili - dice la mamma – ma sono andata avanti io felice di ridare a mio figlio una seconda vita migliore della prima». Dopo 9 ore di intervento il bambino ha un nuovo fegato. E può iniziare una nuova vita.

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