Il Tirreno

Grosseto

«Una su cento ce la fa, cerchiamo altri nidi»

di Francesca Ferri

Luana Papetti del Crtm racconta i retroscena: «Uova deposte a luglio a venti centimetri di profondità»

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ORBETELLO. La schiusa delle uova di tartaruga marina Caretta caretta sulla spiaggia della Giannella ha lasciato a bocca aperta i bagnanti e gli operatori della spiaggia di Orbetello. Ma gli specialisti del Centro recupero tartarughe marine aspettavano questo evento da due anni. O per lo meno ci speravano.

«In passato non era mai stato segnalato questo fenomeno, fino a che il 3 ottobre 2013 non ci fu la schiusa di uova di tartaruga a Scarlino», spiega la dottoressa Luana Papetti, curatore scientifico del Crtm Grosseto. «Da quel momento abbiamo fatto un monitoraggio delle spiagge ma non abbiamo mai visto niente».

Invece in una domenica mattina ecco la sorpresa.

«Ci aspettavamo che succedesse dopo due anni perché le tartarughe fanno una stagione riproduttiva e poi stanno ferme un anno. È un evento ad alto costo energetico per loro. Questi animali fanno una migrazione riproduttiva, poi c’è l’evento dell’accoppiamento che è molto brutale perché il maschio sale sopra la femmina che viene tenuta sott’acqua per tutto il tempo e non può respirare. Intanto gli altri maschi si fanno avanti e mordono il maschio. Poi la femmina prosegue il viaggio da sola. E infine arriva sulla spiaggia, dove depone trecento, quattrocento uova in tre, quattro nidi».

Alla Giannella è stato trovato un solo nido con dentro trenta tartarughe. È possibile che dentro vi siano altre tartarughe?

«Sì. Nel nido ci potrebbero essere ancora delle tartarughe dentro. Per questo abbiamo organizzato un presidio per controllarlo: potrebbero uscire tartarughini per tre giorni. E se anche ne emergesse solo uno, bisognerebbe ricominciare a contare altri tre giorni e sorvegliare il posto».

Ed è possibile che nei paraggi ci siano altri nidi?

«Noi lo ipotizziamo».

Eppure quella è una spiaggia molto frequentata. Questo nido è sopravvissuto alla presenza dei bagnanti, ai cani, alla pulizia dell’arenile. Quando credete siano state depositate le uova?

«Le uova vengono depositate a luglio. Se fossimo in una zona di deposizione sistematica, ci sarebbero dei guardiani che da luglio sorvegliano la spiaggia e osservano le tracce delle tartarughe, che somigliano a quelle lasciate da un mezzo meccanico. Immagino quanta gente in questi mesi ci sia passata sopra. È anche probabile che la tartaruga abbia fatto altri nidi e siano andati distrutti».

Quanto sono profondi i nidi di queste tartarughe?

«In media trenta centimetri, a volte arrivano a cinquanta. Questo è a venti centimetri circa e non si vede niente. Ma devo dire una cosa: in questo caso le persone si sono comportate benissimo».

Ovvero?

«La gente ha visto emergere le tartarughine dalla sabbia e ha subito creato il corridoio a mare per farle arrivare in acqua salve, già prima che arrivassimo noi. È durato circa un’ora e mezzo. E non solo. Una delle tartarughine stava andando verso la duna: l’hanno indirizzata verso il mare e anch’essa ha potuto raggiungerlo».

Che destino attende questi animali adesso? Che probabilità hanno di raggiungere l’età adulta?

«Una o due probabilità su cento. La prima predazione avviene a terra. Ci sono i gabbiani, i cani».

E in questo caso è uno scoglio superato.

«Sì. Ora però devono affrontare il mare. Oggi (ieri) era abbastanza grosso. Questi animali hanno un carapace di appena quattro centimetri, morbidissimo, molliccio. Pesci, gabbiani e anche solo la forza del mare sono un pericolo».

E se dovessero farcela?

«Quelle che riescono a sopravvivere trascorrono una fase pelagica in mare aperto, nutrendosi di alghe e altro. E poi diventano adulte».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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