Il dolore
Tre paesi ancora in attesa Si aspetta il secondo round
I ricorsi di Roccalbegna e Scansano sono tra quelli in discussione domani Ma i sindaci non disperano: «In Umbria Poste ha proceduto in modo omogeneo»
ROCCALBEGNA. Mentre molti paesi festeggiano la sospensione delle chiusure, alcuni restano col fiato sospeso fino a domani in attesa di una parola di Poste Italiane a proposito del mantenimento o meno di alcuni uffici postali. I loro ricorsi, infatti, non sono ancora stati discussi.
«Siamo nel prossimo “giro” del Tar», spiegano i sindaci di Scansano Sabrina Cavezzini e di Roccalbegna Massimo Galli. I loro uffici postali di Montorgiali (Scansano), Vallerona, Roccalbegna, Santa Caterina (Roccalbegna) sono ancora da discutere, «per cui – dicono i sindaci – non abbiamo una sospensiva per la chiusura stabilita per il 7 settembre. Ma si spera, ugualmente, di essere considerati, come gli altri, in attesa di ulteriori e definitive decisioni».
L’annuncio che per alcuni comuni il tribunale amministrativo della Toscana non ha fatto in tempo a concedere una tregua alla chiusura delle loro poste li ha lasciati delusi.
«I ricorsi fatti per scongiurare la chiusura sono oltre cinquanta – dicono – e naturalmente ne sono stati discussi solo una parte. Circa venti sono rimasti fuori e tre della provincia di Grosseto».
Eppure una speranza la nutrono: «In Umbria è successa la stessa cosa e Poste ha deciso di procedere in modo omogeneo anche per quei comuni che temporaneamente erano fuori sospensiva. Anche noi ci aspettiamo lo stesso trattamento».
I sindaci affidano questa speranza anche alle rassicurazioni dell’avvocato Gabriele Melani che ha seguito il caso e al presidente Uncem Toscana Oreste Giurlani. «Da entrambi – riferiscono i sindaci – sono arrivate rassicurazioni sul fatto che il comportamento di Poste sarà uguale per tutti i comuni che hanno fatto ricorso. Si spera nel meglio, perché il Tar ha dato un segnale forte, quello di concedere a tutti il tempo della discussione. Abbiamo fatto ricorsi e motivi aggiuntivi ai ricorsi in fretta e adesso sarebbe davvero controproducente, alla vigilia del 7 settembre, veder chiudere gli uffici perché il Tar non ha avuto tempo materiale per prendere in esame anche i nostri casi. Bisogna evitare ulteriori inasprimenti dei rapporti istituzionali. Quel che conta è riuscire a mantenere i presidi e di subire passivamente e senza poter dire e fare nulla decisioni dall’alto. Restiamo dunque in attesa, speranzosi ma col fiato sospeso».
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