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Grosseto

Soldi per la bonifica: è un mistero

Soldi per la bonifica: è un mistero

Ambientalisti attaccano la Provincia. «Sono stati stanziati, lo dice il Ministro»

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SCARLINO. Quei soldi sono stati stanziati, che ne dica la Provincia di Grosseto.

Roberto Barocci, leader del Forum Ambientalista, risponde a tono al presidente Emilio Bonifazi, che nei giorni scorsi ha assicurato che Palazzo Aldobrandeschi non ha mai avuto a disposizione queste risorse statali per pagare la bonifica del canale Solmine, quello di ritorno a mare nella piana di Scarlino.

Assicura che c’è anche un riscontro scritto, contenuto nella risposta che il ministero ha dato al deputato ex M5S Samuele Segoni. «Il ministero spiega che quei duecentomila euro erano previsti dall’accordo di programma firmato nel 2005 tra Regione Toscana e Syndial».

Soldi stanziati dallo Stato per far fronte all’argine del Pecora, chiamato Salciaia, costruito all’inizio degli anni Novanta con le ceneri di pirite. «In quella circostanza, la responsabilità di questo intervento è stata ricondotta alla Protezione civile ed è per questo che sono serviti soldi pubblici».

Ma non è l’unico punto su cui Barocci vuole replicare a Bonifazi. «Chiediamo al presidente di fare delle verifiche e rispondere se è vero che la Provincia ha approvato la richiesta di esclusione dalle bonifiche del sito al Casone di Scarlino, denominato ex impianto di pellettizzazione della società Ambiente (Gruppo Eni), già inserito nei Piani regionali di Bonifica, sulla base della teoria mai dimostrata della presenza “naturale” dell’Arsenico, teoria successivamente smentita nel 2002 dalla società stessa». Ma chiede anche di verificare se la Provincia «ha consentito ad Eni di trasferire in permuta al Comune di Scarlino siti certificati come bonificati, ma in realtà capaci di cedere, anche dopo la fine dei lavori di bonifica, arsenico fuori norma in falda». E ciononostante, non ha richiamato il privato alle sue responsabilità, sostiene Barocci.

Ma arrivando ai giorni nostri, il Forum Ambientalista ricorda come Palazzo Aldobrandeschi abbia «approvato il Progetto unitario di bonifica delle falde idriche dell’area del Casone di Scarlino, pur essendo informata della permanenza in superficie di fonti inquinanti primarie non ben delimitate (strade poderali ed argini dei canali realizzati con ceneri di pirite) e della probabile presenza di altre fonti inquinanti non ancora individuate i superficie». (a.f.)

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