Toscana
Sindaco e presidente L’ordinanza pasticcio da Bonifazi a Bonifazi
Un cornicione si stacca e il primo cittadino emana l’atto rivolto al capo della Provincia. Che è lui stesso
GROSSETO. Emilio Bonifazi ordina a Emilio Bonifazi di mettere in sicurezza il cornicione della prefettura. Dopo qualche giorno si accorge però di essere inciampato in un conflitto di interessi, ritira l’ordine e incarica il suo vice di emanarlo al posto suo.
Non è l’ultima barzelletta che si racconta nei bar di Grosseto (almeno non ancora) ma il risultato del trasferimento di competenze dalla Provincia di Grosseto al Comune di Grosseto dopo la riforma degli enti provinciali. Che nell’amministrazione quotidiana del territorio crea grottesche situazioni come quella capitata a seguito del crollo di pezzi del cornicione dal palazzo della prefettura.
A metà dello scorso luglio cadono i calcinacci dall’edificio di piazza Fratelli Rosselli (piazza della Vasca). I vigili del fuoco transennano le strade intorno al palazzo (piazza Rosselli, via Damiano Chiesa e via Roma) e avvisano il Comune di Grosseto dell’accaduto.
Il compito del Municipio grossetano è, infatti, quello di garantire che lo spazio urbano sia sicuro e che i cittadini non corrano rischi. In circostanze come queste, dunque, il sindaco deve ordinare al proprietario dell’edificio di sistemare il cornicione. E così è. Solo che, nel caso specifico, sindaco e “proprietario” del palazzo (cioè l’amministratore a capo dell’ente proprietario dell’edificio) sono la stessa persona.
Il palazzo della prefettura appartiene infatti alla Provincia di Grosseto. E il presidente della Provincia è il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi.
E dunque il 22 agosto scorso il sindaco Bonifazi, nella sua veste di primo cittadino, firma un’apposita ordinanza che obbliga l’amministrazione provinciale, di cui lui è presidente, a transennare subito (entro dieci giorni) e a sistemare e consolidare tutte le parti pericolanti del cornicione (entro 90 giorni) per eliminare qualsiasi pericolo per la pubblica incolumità.
Sennonché in Comune ci si accorge che così l’ordinanza non può andare. Tecnicamente presenta infatti quello che si chiama “vizio di illegittimità per incompetenza”. In questo modo, infatti, colui che ordina e colui che deve eseguire sono lo stesso soggetto. Un errore al quale lo stesso Bonifazi pone rimedio.
Il 4 settembre il sindaco emana infatti una seconda ordinanza che spiega che la situazione è stata generata apunto da «mero errore» e riconosce che, così stando le cose, il sindaco non ha competenza ad assumere l’atto per un ovvio conflitto di interessi, annulla quindi la precedente ordinanza e invia i fogli al vicesindaco perché la emani lui.
Detto fatto, lo stesso giorno il vicesindaco Paolo Borghi emana una sua ordinanza – la terza sullo stesso intervento – per ordinare al presidente della Provincia di Grosseto, ovverosia il suo sindaco, di «provvedere urgentemente e comunque entro il termine massimo di dieci giorni» dalla notifica dell’atto a transennare il perimetro del palazzo.
Cosa a cui fortunatamente la Provincia ha provveduto a fare anche senza l’ordinanza ordinata dal legittimo ordinante. Nell’attesa di trovare quello giusto, infatti, sono passati cinquantanove giorni.
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