Finanza
Puzza a Monterotondo Interviene l’Arpat
MONTEROTONDO MARITTIMO. Quella puzza era ammoniaca e gas vari. Frutto dei lavori di manutenzione svolti all’interno dei capannoni di fermentazione in cui la società Solemme tratta i rifiuti urbani...
MONTEROTONDO MARITTIMO. Quella puzza era ammoniaca e gas vari. Frutto dei lavori di manutenzione svolti all’interno dei capannoni di fermentazione in cui la società Solemme tratta i rifiuti urbani che poi finiscono nel suo impianto di stoccaggio, a Carboli, sulle colline di Monterotondo Marittimo.
Durante l’estate infatti il centralino dell’Arpat grossetano è stato invaso di telefonate che denunciavano cattivi odori in quella zona e dopo un sopralluogo dei tecnici, accompagnati dalla società, ne è stata scoperta la causa e subito dopo ne è stata imposta la cura. L’agenzia territoriale infatti ha stilato una relazione poi inviata a Provincia, Comune ed Asl che obbliga la Solemme a ricambiare con maggior frequenza la massa stoccata nei capannoni, a installare un impianto di abbattimento dei gas in continuo e a ridurre al minimo le operazioni di manutenzione che hanno portato a questo disagio per la popolazione. Tanto si legge nell’ultimo bollettino dell’Arpat, in cui viene messo subito in chiaro che non ci sono violazioni alla legge. Ma con altrettanta chiarezza, si legge che tutti gli esposti parlavano di odori «nauseabondi ed insopportabili». Da qui è partito il sopralluogo, che ha portato a risalire alle origini dentro i capannoni, dove vengono trattati i materiali poi destinati allo stoccaggio. Materiali che con il caldo dei mesi scorsi hanno creato «elevate concentrazioni di gas che fanno pensare o ad un insufficiente dimensionamento dell'impianto di captazione delle aree esauste dei capannoni (quindi un non adeguato numero di ricambi d'aria), od alla disattivazione del sistema stesso (presumibilmente durante i periodi nei quali l'impianto non risulta presidiato)». Un problema che sarà risolto attraverso le prescrizioni dettate da Arpat a Solemme. In particolare due. La prima prevede «l'implementazione di un sistema di supervisione e registrazione di alcuni parametri impiantistici per verificare il trend e l'efficacia del sistema di aspirazione delle arie esauste dei capannoni di fermentazione e loro conseguente abbattimento con scrubber». La seconda, poi, prevede «l’adeguamento della postazione di campionamento per rendere possibile il controllo delle emissioni da parte dell’Arpat». Azioni che si concretizzeranno con quelle azioni elencate prima. Perché, come conclude l’agenzia stessa, «risulta evidente che le relative problematiche di natura odorigena connesse alle condizioni impiantistiche rilevate, rimarranno inalterate sino a quando non verranno implementate modifiche all'attuale sistema». (a.f.)
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