Il Tirreno

Grosseto

Il popolo contro la chiusura

di Maurizio Bernardini

In quattrocento hanno partecipato al presidio: attesa per la sentenza

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GROSSETO. Ha il volto e le braccia impastate dal sudore. Lo sguardo perso nel vuoto e la schiena piegata dalla fatica. Eppure non molla. Lia, così come Andreina, Olinto, Divo, Santino e tanti altri. Tutti pronti a sfidare il sole che picchia sul corpo e rende i vestiti roventi. Non vogliono perdere il loro ufficio postale, quello in cui da anni tengono i propri risparmi. Il ritrovo da cui è possibile contattare il mondo, inviare pacchi, raccomandate.

È così che nel giorno in cui i sindacati organizzano una protesta unitaria, loro ci sono. Più di 400. Uomini e donne. Per lo più anziani. Con gli occhi che covano rabbia e incredulità. Un popolo. Arrivano alla spicciolata in piazza della Vasca. Alle 10 del mattino l’affluenza massima. Da tutta la Maremma: Pereta, Santa Caterina, Selva, Montorgiali, Ravi, Torniella, Borgo Carige, Buriano, Monticello Amiata, Talamone. I 10 paesi in cui Poste ha deciso di chiuder battenti entro l’inizio della prossima settimana sono rappresentati a dovere. Ma il popolo maremmano si muove come un corpo solo. Spuntano manifestanti arrivati da tutte le zone del Grossetano. Anche perché, in un secondo momento, alla rosa di chiusure sopra descritta Poste vuole affiancare Punta Ala e altre ventitré sedi tra cui quelle di Baccinello, Bagnore, Civitella Marittima, Poggio Murella, Sovana, Vallerona, Vetulonia, Gavorrano, Massa Marittima1, Santa Fiora, Saturnia, Arcille, Batignano, San Giovanni delle Contee, San Martino sul Fiora, Montenero, Sassofortino, Stribugliano, Montiano, Valpiana, Montieri, Vallerona, Roccalbegna. Dal prefetto. Bandiere al vento, striscioni, cartelli. Intanto i vertici di Cgil, Cisl e Uil vengono ricevuti dal prefetto e consegnano un documento. «Siamo certi che se dovesse aprirsi una falla nella diga – scrivono – seguirebbero ulteriori chiusure». Claudio Renzetti, Fabrizio Milani e Gianni Baiocco ricordano le centinaia di firme raccolte e lodano l’operato dei sindaci che si sono mossi con il Tar. «Ma come loro ci sentiamo presi in giro da Poste per la temporanea sospensione primaverile dei provvedimenti: doveva seguire una concertazione che nei fatti non c’è mai stata». La chiusura degli uffici postali andrebbe a incidere sulla qualità della vita delle persone. «Siamo cittadini, non sudditi» s'infuria Riccardo Cerza, segretario Cisl Toscana. Senza considerare le ripercussioni sui 450 dipendenti disseminati oggi nelle 95 sedi di Poste in Maremma. I sindacati vogliono che il governo, anche in funzione del proprio ruolo in Poste, trovi «soluzioni socialmente accettabili che non mortifichino i nostri territori». Pronti a tutto. Intanto la gente si mobilita: svuotare i conti corrente oggi affidati a Poste o occupare i locali in smantellamento non è un tabù. «A Pereta - spiegano Elia e Sergio e Andreina - l’ufficio già lavora a singhiozzo. Se poi ora lo chiudono come facciamo? Non abbiamo l’auto, né usiamo il computer. È un servizio essenziale che ci vogliono togliere. Ecco perché siamo qui: per dire no».

Mentre Lucia (Torniella) se la prende con i politici di ogni colore: «Non credo più a nessuno. Poste vuol chiudere? Noi togliamo i risparmi. E vogliamo tutti gli interessi fruttati sino all’ultimo giorno». Simile il pensiero di Roberto (Massa Marittima): «chiudere è un atto d’inciviltà». Santino ricorda i guai grossetani, come lo spostamento dell’ufficio postale da Gorarella alla zona periferica dell’ippodromo, «tanto che in molti hanno lasciato Poste e scelto una banca». Oremio (Gavorrano) scuote il capo e parla di «triste realtà». Eppure, sbotta Olinto (Torniella), «nei nostri cuori c’è rabbia, non rassegnazione. Qualora il Tar dovesse respingere la sospensiva l’ultima via sarebbe l’occupazione degli uffici. Se non ci ascoltano, qualche forzatura va fatta» spiega, mentre tutt’attorno c’è chi annuisce. La dipendente. Marta fa la postina a Roccalbegna. «Sono qui per solidarietà. E perché lo spopolamento dei territori montani è atroce. Siamo un presidio sociale, un punto di riferimento in un’area vastissima: basta pensare che il mio giro di recapito comprende 100 chilometri di percorso di cui 30 in strade sterrate».

Prospettiva. Stamani è attesa la pronuncia del Tar sulla sospensiva richiesta dai municipi alle chiusure degli uffici. Così com’è in calendario un altro corteo, stavolta a Firenze in piazza della Repubblica. È prevista la presenza del governatore Enrico Rossi. Ad affiancarlo ci saranno numerosi sindaci dei paesi coinvolti (ben 16 i campanili rappresentati ieri in piazza). Dunque il popolo della Maremma non molla. Perché, come ricorda Cerza una volta concluso l’incontro con il prefetto (che ha assicurato una nota a breve il cui tono, secondo alcuni, dovrebbe essere vicino alle richieste della gente), «il territorio lo si mantiene vivendoci: non si possono togliere servizi e poi piangere alluvioni». «Ci aspettiamo la sospensiva, altrimenti non resta che l’occupazione» chiosa Renzetti.

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