Il Tirreno

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«Perché non ci si fida di Asl e Arpat?»

«Perché non ci si fida di Asl e Arpat?»

Lo sfogo dei sessanta dipendenti di Scarlino Energia rimasti senza ammortizzatori sociali

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SCARLINO. La domanda è semplice: se Asl e Arpat sono gli organi deputati al controllo, perché i due Comuni ne mettono sempre in discussione le conclusioni?

Un interrogativo che si pongono i dipendenti di Scarlino Energia alla vigilia dell’ultimo appuntamento della conferenza dei servizi chiamata a rilasciare o meno nuove autorizzazioni all’inceneritore.

Una vigilia scaldata anche dalla manifestazione in agenda per venerdì organizzata dal fronte del No, a cui sembrano intenzionate a prendere parte anche le amministrazioni di Follonica e Scarlino.

«I lavoratori, le rsu e le segreterie provinciali si domandano di come i Comuni intendano tutelare la salute dei propri cittadini (e quindi anche dei lavoratori di Scarlino Energia) se ad ogni inchiesta pubblica, ad ogni ricorso, ad ogni intervista mettono in discussione i risultati di analisi effettuate da Asl e Arpat» si legge in una nota della Fulc provinciale, forte delle osservazioni fatte nella stessa conferenza dai due organi di controllo, che dal canto loro hanno ribadito la sostenibilità di un’eventuale riaccensione dei forni. «Siamo certi – continua la nota – che chi amministra un comune non può essere parziale nel suo operato. Se per le amministrazioni i dati forniti dagli enti di controllo sono inesatti per Scarlino Energia dovremmo avere un ragionevole dubbio su tutti i dati forniti da Arpat e Asl».

I dipendenti di Scarlino Energia si sono riuniti ieri mattina in assemblea con le sigle provinciali per fare il punto della situazione, dal loro punto di vista quantomeno drammatica. Dopo sette mesi di cassa integrazione, iniziata dopo la sentenza del Consiglio di Stato che a gennaio ha spento l’impianto annullandone le vecchie autorizzazioni, ad agosto è arrivata la doccia fredda sia dall’Inps che dall’azienda, impossibilitate ad anticipare i soldi degli ammortizzatori sociali.

Un dramma per i sessanta dipendenti e le loro famiglie, rimasti senza alcuna prospettiva sicura al momento. E in questo contesto, lavoratori e dipendenti se la prendono con le amministrazioni di Follonica e Scarlino, dichiarate ormai da tempo contrarie al rilascio di nuove Via e Aia, nonostante i pareri di Asl e Arpat.

«La domanda che viene spontanea come cittadini è: ma l’acqua dei nostri rubinetti è veramente potabile? I nostri bambini che ogni giorno mangiano e bevono a una scuola materna sono al sicuro? Ogni volta che usufruiamo di un ospedale dobbiamo fidarci? – continua la nota – Sono queste e molte altre le domande che noi lavoratori-cittadini facciamo ai sindaci di questi comuni. Noi come sempre siamo rispettosi di chi indaga sulla qualità del nostro posto di lavoro e ne accettiamo i verdetti, anche perché la nostra priorità è la nostra incolumità».

Il sospetto degli operai, in questo senso è che le due amministrazioni stiano solo cavalcando un’onda. «Sono domande rivolte a chi amministra il nostro territorio e si spera abbiano risposta – concludono i sindacati – perché cavalcare una tigre per avere consensi elettorali non è fare il bene della comunità. Se siamo certi che chi controlla la qualità della nostra vita non ne è capace, che si abbia il coraggio di denunciarlo in toto e i sindaci facciano saltare il sistema visto che è nei loro poteri». (a.f.)

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