Il Tirreno

Grosseto

la finanza maremmana

Ho un’idea e mi servono soldi Quando la banca dà una mano

 Ho un’idea e mi servono soldi Quando la banca dà una mano

GROSSETO. Nell’exploit di Semia, arrivata ad essere un’impresa agricola al top del settore agricolo maremmano nell’arco di tre anni, un po’ di merito va dato anche al sistema bancario locale. Ad...

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Nell’exploit di Semia, arrivata ad essere un’impresa agricola al top del settore agricolo maremmano nell’arco di tre anni, un po’ di merito va dato anche al sistema bancario locale. Ad esempio, alla Cassa di Risparmio di San Miniato e al Banco Popolare, i cui direttori hanno dimostrato capacità di leggere una buona idea su carta, ovvero il progetto poi rivelatosi vincente di un giovane agricoltore. E c’è un’altra cosa che Michele Giani, la mente dell’impresa, vuole si sappia: «L'iniziativa non ha avuto alcun tipo di sovvenzione pubblica a fondo perduto e non ho richiesto apporto di altri capitali. Il nostro territorio, in termini di istituzioni, organizzazioni, cooperative, insomma, mette a disposizione tutto ciò che occorre. Non solo. Noi siamo cecinesi, non maremmani e di conseguenza non contavamo qui a Grosseto su amicizie o padrinaggi politici. Eppure siamo stati accolti in modo speciale ed è stato decisivo per lo start-up di Semia».

Giani nomina la cooperativa Raspollino e il Consorzio agrario della Maremma Toscana «che attraverso dirigenze e uffici tecnici hanno supportato a pieno la nostra scommessa, fornendoci consulenza e disponibilità di mezzi tecnici rivelatisi indispensabili per il raggiungimento dei primi obiettivi».

Da metà settembre rimarrà in stoccaggio, fino ad aprile 2016, una parte dell’attuale produzione delle patate Semia. Sono disponibili e acquistabili o sfuse in casse oppure confezionate in reti da quattro o cinque chili e sacchi da un chilo e mezzo o due chili.

In questa impresa ha avuto un ruolo centrale anche la cooperativa Ortofrutta Grosseto, che si occupa della conservazione e consegna dei tuberi. «A differenza di altre patate spacciate per ciò che non sono – conclude Michele - qui siamo di fronte a un prodotto al 100% maremmano, esposto e venduto al consumatore finale nei supermercati di Toscana, Umbria, Lazio ed Emilia Romagna. Adesso, visti i numeri, i prezzi ma soprattutto il crescente interesse da parte delle principali catene di distribuzione, ci poniamo come obiettivo, quello di far uscire il nostro marchio dalla nicchia facendolo conoscere anche a livello nazionale entrando in competizione con le aziende leader, i nostri concorrenti». (g.b.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa