Sicurezza
Ecco la patata di Maremma
Semia: in tre anni è diventata la prima azienda di tuberi della Toscana
ROCCASTRADA. Si fa un gran parlare di giovani in agricoltura, di opportunità nel settore primario in tempo di crisi. Poco più che trentenne, Michele Giani, è passato dalle parole ai fatti. Nel 2013 – sostenuto dai genitori, insieme al fratello Francesco – si è messo a coltivare patate. Prima nel podere Selvacce, tra Montemassi e Roccastrada e poi negli anni successivi nella zona di Principina Mare. Nello stesso periodo è stata registrata la società Semia e il marchio omonimo.
«Semia nell’antica mitologia etrusca era la divinità della Terra – spiega Michele – e ci piaceva questo riferimento al passato (remoto) per un’azienda che, nelle nostre intenzioni, avrebbe dovuto proiettarsi nel futuro. Fin dall’inizio abbiamo cercato di mettere a frutto la nostra esperienza nella meccanizzazione del metodo di coltivazione biodinamico. In passato, infatti, eravamo venuti a contatto con aziende agricole, anche di notevoli dimensioni, in Europa, che lavorano così».
Semia ha individuato da subito una nicchia di mercato dalle grandi potenzialità: «Nella campagna agraria 2013 – racconta Michele – Semia ha iniziato ad acquisire identità. Siamo partiti con una prima superficie sperimentale di tre ettari a patate da consumo. La raccolta, volutamente di piccolo calibro, è stata quasi interamente utilizzata come seme per l’anno successivo, con l’obiettivo di attivare un più ampio progetto commerciale di filiera corta e totale (cioè dal seme al sacchetto) denominato “Maremma che… patata”».
E avanti, dritto. «Nel 2014 abbiamo registrato anche questo marchio con la società partecipata Semia Commerciale srl e in futuro non escludiamo l’impiego del marchio su altri prodotti della terra».
Michele ha le idee chiare e tanto coraggio. Sarà l’età. «Credo che in un’avventura di questo tipo conti molto anche il bagaglio di esperienze che deriva da altri settori. L’ambito commerciale, il sistema finanziario, il marketing per esempio, bisogna conoscerlo. Mio fratello Francesco ha fatto un lavoro eccellente. Così come è decisiva una mentalità moderna, la voglia di uscire faticosamente dagli schemi, di pianificare gli investimenti, scegliendo talvolta la soluzione più complicata ma più lungimirante. In Maremma, a volte, questa spinta viene frenata da faticosi ricambi generazionali tra padre e figlio. Noi in questo possiamo dire di essere stati fortunati ad aver iniziato da zero, seppure con il fondamentale impegno di tutta la famiglia».
La crescita di Semia è stata rapida ed esponenziale: tre ettari di superficie seminata a patate da consumo quasi interamente a pasta gialla nel 2013, dodici ettari nell’annata agraria successiva (il 2014), quasi trentaquattro ettari in quella attuale.
«In questo primo stralcio del progetto, cioè il triennio agrario che con l’imminente raccolto si avvia alla conclusione – sono ancora parole di Michele – abbiamo prodotto soprattutto Agata e Monalisa. Adesso, nel 2015, grazie alla collaborazione con l’azienda Marmocchi di Ferrara, abbiamo introdotto per la prima volta in Toscana il nuovo seme della varietà Actrice, che ci sta dando in campo le maggiori soddisfazioni per qualità e quantità».
È così che in tre anni Semia è diventata la prima azienda produttrice di patate della Toscana meridionale. «Ha pagato la scelta di puntare sulla coltivazione di un prodotto che forse avevamo dimenticato, di cui ignoravamo il potenziale. L’intero comparto pataticolo maremmano, sempre secondario rispetto alla cerealicoltura, ha sofferto l’assenza di un soggetto locale in grado di valorizzare la filiera e il prodotto. Un km 0 tracciabile, certificato». «Rispetto alle richieste previste dai clienti – osserva Francesco Giani, responsabile della Semia Commerciale – non siamo ancora neanche al 25% della quota libera di mercato della grande distribuzione, che ci proponiamo di andare a coprire nei prossimi tre-cinque anni, puntando alla commercializzazione diretta dell'intero raccolto. Da settembre 2015 ad aprile 2016, una volta confezionati in sacchi a marchio “Maremma che… patata” i tuberi dal campo finiranno nelle case dei consumatori, passando per le catene di supermercati con cui abbiamo collaborato già in passato e che per primi ci hanno dato fiducia».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
