Lutto
Tragedia del ’43, nuove ipotesi in tivù
Un documentario sul relitto tedesco riapre la dolorosa pagina della strage di Pasquetta, confermando gli studi dell’Isgrec
GROSSETO. Un documentario che andrà in onda stasera alle 22 sul canale tematico di History Channel riapre la ferita mai guarita del bombardamento di Pasquetta che colpì la città di Grosseto il 26 aprile 1943 e che costò la vita a 134 civili, tra cui moltissimi bambini che stavano trascorrendo il pomeriggio di festa alle giostre del luna park.
Il documentario “L’aereo nazista in Sardegna” riguarda l’eccezionale ritrovamento, avvenuto tre anni fa sui fondali dell’arcipelago della Maddalena, del relitto del più grande aereo dell’aviazione tedesca durante la seconda guerra mondiale, il Messerschmitt Me 323 Gigant, un aereo da trasporto con sei motori e ali lunghe 55 metri progettato inizialmente per l’invasione dell’Inghilterra.
Il relitto dell’aereo, soprannominato il “gigante di Hitler”, è stato ritrovato nel gennaio del 2012 a 65 metri di profondità ed è una testimonianza unica al mondo anche perché all’interno della stiva sono stati ritrovati oggetti appartenuti ai soldati tedeschi che si sono inabissati con l’aereo, abbattuto dagli inglesi nel luglio del 1943. Ma cosa c’entra il relitto trovato in Sardegna con una delle pagine più tragiche della storia di Grosseto?
Come scrive anche Gianluca Di Feo del settimanale L’Espresso anticipando i contenuti del documentario, il Me 323 Gigant aveva come base l’aeroporto di Grosseto che quindi sarebbe stato bombardato dagli alleati per impedire il decollo di questi giganti dei cieli.
«Questi aerei erano presenti anche in altre basi – spiega Giacomo Pacini, il ricercatore dell’Istituto storico grossetano per la Resistenza e l’età contemporanea (Isgrec) che si è occupato del bombardamento di Pasquetta – ma sicuramente l’aeroporto di Grosseto era considerato fondamentale da un punto di vista strategico. Come anche la mia ricerca ha messo in luce l’obiettivo del bombardamento del 26 aprile 1943 era quello di mettere fuori uso l’aeroporto militare e in particolare di distruggere una scuola di addestramento per piloti di velivoli aerosiluranti che i tedeschi avevano creato nel 1942 all’interno dell’aeroporto. Questo al fine di garantire la sicurezza nel mar Mediterraneo».
Secondo lo storico non dovrebbe esserci, se non in modo marginale, un nesso diretto tra l’aereo abbattuto nel luglio del 1943 e quanto successo nel capoluogo maremmano pochi mesi prima.
Il documentario però non farebbe altro che confermare in sostanza quanto appurato dall’Isgrec attraverso un significativo lavoro sulle fonti e i documenti compiuto ormai cinque anni fa.
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Sul bombardamento di Grosseto è stato creato un fondo dedicato in istituto dove sono confluiti materiali e documenti anche da Londra e dai National Archives di Washington, insieme alle testimonianze dirette dei grossetani scampati al bombardamento e fotografie aeree fino a quel momento inedite.
«Abbiamo studiato fonti di vario tipo – ricorda Pacini - dai piani di volo ai diari di bordo, dai rapporti delle missioni di intelligence alle intercettazioni fatte dagli inglesi delle comunicazioni tra l’aeroporto di Grosseto e i comandi tedeschi in Alta Italia».
La città di Grosseto «ha subito diciannove bombardamenti durante la guerra – ricorda Pacini – ma giustamente tutti ricordano quello di Pasquetta perché fece più impressione per il gran numero di vittime civili e in particolare di bambini. Dai documenti però non emergono prove né a sostegno della tesi del bombardamento per errore né del bombardamento voluto per terrorizzare la popolazione. Questo dilemma probabilmente non potrà mai essere sciolto. Quello che è sicuro è che la missione di mettere fuori uso l’aeroporto fallì mentre ci riuscì un successivo bombardamento che rase al suolo la struttura e uccise 1600 soldati tedeschi».
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