Il Tirreno

Grosseto

Arriva la sentenza ma lui è già morto

Roccalbegna, il cittadino si era rivolto al Tar per contestare una prescrizione della Provincia che gli contestava i lavori fatti su un terreno di sua proprietà. La giustizia ha preso tempo: quindici anni 


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ROCCALBEGNA. Il cittadino attende speranzoso che gli venga data una risposta dalla giustizia, ma nulla è più lento della macchina giudiziaria, a volte. Il tempo passa, magari il cittadino muore, magari la situazione, all’arrivo della sentenza non è più quella che era all’inizio.

Può accadere, dunque, che un abitante di Roccalbegna, Silverio Pastorelli, non abbia potuto vedere la sentenza del Tar a proposito di due ricorsi che egli aveva presentato nel 1999 e nel 2000, perché, a distanza di 15 anni, è deceduto e il terreno che era stato la causa prima del ricorso è diventato di proprietà di giapponesi. Una piccolissima storia, anche banale, se vogliamo, ma che è durata per lunghi 15 anni e iniziata perché Pastorelli aveva eseguito dei lavori di sistemazione di un terreno di sua proprietà fra Vallerona e Cana. Ma non aveva l’autorizzazione occorrente. L’Amministrazione provinciale gli ordinò, dunque, di riportare alla primitiva configurazione questo tratto di terreno concesso in locazione sul quale il conduttore aveva realizzato lavori di scavo e reinterro per la realizzazione di una strada trasversale. Ma Pastorelli aveva presentato ricorso contro questa decisione della Provincia, nel 1999. Con le stesse motivazioni, poi, nel 2000, l’uomo rappresentato e difeso dall'avvocato Andrea De Cesaris, ricorreva contro il Comune di Roccalbegna, comune nel quale si trova la terra. Anche il Comune aveva ordinato a Pastorelli di riportare il terreno allo stato precedente ai suoi interventi, specificando che per quegli interventi mancava la concessione edilizia che glielo avrebbe permesso. Ma Pastorelli non era d’accordo. Il suo ricorso si basava sul fatto che le opere realizzate non avrebbero avuto bisogno di autorizzazione, in quanto non sarebbero state dirette a realizzare una strada per il transito veicolare, ma che si trattava di una semplice pista da smacchio per attività agropastorale.

Dopo ben 15 anni, il Tar di Firenze gli dà torto e con la sentenza depositata in segreteria il 24 agosto 2015 dichiara il ricorso infondato, perché «i lavori di scavo e reinterro rientravano, all’epoca dei fatti, fra gli interventi soggetti ad autorizzazione edilizia in base alla d.l. 9/1982. Il fatto che essi siano stati effettuati in funzione di una attività agricola- si legge nella sentenza - non esimeva dal preventivo ottenimento del titolo edilizio. Nel caso di specie, peraltro, oltre ai lavori di scavo, è stata realizzata anche un’opera stradale».

La risposta al ricorso contro l’Amministrazione provinciale arriva nella stessa data, del 24 agosto 2015, ma questa volta è proprio la stessa Provincia a togliere le castagne dal fuoco, affermando che ormai il ripristino del terreno è avvenuto in modo naturale. Infatti «preso atto della inottemperanza all’ordine impartito, ha tuttavia ritenuto che il prescritto intervento di ripristino non sia più necessario in quanto per cause naturali la conformazione del terreno sta tornando alla sua originaria consistenza». Peccato che il signor Pastorelli non l’abbia saputo. E’ morto da quasi dieci anni. E quei terreni sono stati venduti. Una vicenda che si conclude in assenza dell’attore principale.

Fiora Bonelli

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