Sicurezza
Alluvioni e disastri, un copione già visto
Case e pianure allagate, torrenti sommersi, paesaggi distrutti. Pensavamo che fosse l'ultima volta: facile dire che il clima è cambiato
GROSSETO. Rivedere scene d'acqua già viste, risentire cose già sentite, fa molto male. S'era già detto l'ultima volta, assai recente, dell'alluvione: basta, che questa sia davvero l'ultima. C'erano state anche morti. Si erano viste scene davvero dure, case e pianure allagate, torrenti sommersi, paesaggi distrutti. Pensavamo che fosse l'ultima volta.
E invece rieccoci qua. L'acqua ribussa alle porte, travolge quello che può travolgere, ritorna negli stessi luoghi del delitto. Il governatore toscano Rossi dice che ormai il clima è cambiato, che il tempo schizofrenico è la norma, dobbiamo abituarci. Vero fino ad un certo punto. E facile. Potremmo provare a fare al contrario. Si potrebbe provare, una volta per tutte, a smettere di succhiare dalla terra. Anche questo si dice da tanto. Magari, se provassimo a farlo davvero, si potrebbe finalmente ricostruire un simulacro d'equilibro. Ma bisognerebbe provarci con un reale impegno. L'Expo di Milano si è aperta sotto l'insegna "Nutrire il pianeta", quando in verità accade l'opposto. E' il pianeta a nutrire noi, che ci regoliamo nei suoi confronti con aria di rapina. Ci regoliamo così nei confronti della terra e di tante altre cose. I tronchi che hanno invaso le spiagge in questi giorni, tra le proteste di bagnanti e degli imprenditori del turismo, sono solo l'ultimo anello di questa catena. E siccome siamo nell'epoca in cui non è importante fare, ma far credere, si va avanti mantenendo le cose come sono. Ma che succede se poi suona l'ultima campana?
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