Sicurezza
Una battaglia infinita tra bavagli e catene
Dalla maxipetizione del Ricasoli al sit-in follonichese: storie di multe, divieti e “insurrezioni creative”
MARINA DI GROSSETO. Tonnellate di legna in spiaggia e gente che si tuffava infischiandosene del divieto. Marina e Principina sono nel caos.
Nel primo giorno d’ordinanza sindacale che vieta la balneazione, ieri centinaia di bagnanti hanno fatto tranquillamente il bagno. L’ordinanza era stata portata a mano giovedì, sulle spiagge, dall’assessore Luca Ceccarelli che aveva affannosamente setacciato la costa per informare i titolari degli stabilimenti. La notizia era stata affissa in loco, diffusa nei siti e pubblicata a caratteri cubitali sul giornale ma in molti l’hanno ignorata. E così, davanti a parecchi stabilimenti di Marina centro - zona tra l’altro risultata la più inquinata (i dati Arpat erano online dalla mattina) - ieri c’era chi prendeva la rincorsa per tuffarsi. Alle 11,30 davanti al bagno Sirena una mamma faceva sguazzare la bimba di 3 anni, un uomo si tuffava con pinne e boccaglio e una coppia di maturi coniugi fiorentini si faceva il suo lungo bagno. Poi tornata in spiaggia ha fatto spallucce e a domanda diretta ha risposto «sì, lo sappiamo che c’è l’ordinanza, ma se stai dietro a tutto, qui in Italia, non fai più niente. E poi chi ce li rende i soldi della vacanza? Lei? Comunque non abbiamo messo la testa sott’acqua. E ora andiamo a fare la doccia».
Per i bagnini quella di ieri è stata una giornata impossibile. «Noi facciamo di tutto - dice Roberto Albonetti, 33 anni titolare e bagnino del Sirena - Abbiamo avvertito tutti e detto che il bagno è vietato, ma le persone non possiamo legarle. La maggior parte di loro ci ringrazia e si mette sotto l’ombrellone, altri fanno finta di niente e dopo un po’ li trovi in mare... Successe anche quando ci fu l’incendio di Marina: gli elicotteri pescavano acqua dal mare e noi chiedemmo ai clienti di non fare il bagno perché era pericoloso, ma la gente lo faceva lo stesso col rischio di essere arpionata dall’elicottero. Io comunque la coscienza pulita ce l’ho».
Tra i bagnanti ligi all’ordinanza e che se ne stanno sotto l’ombrellone c’è chi protesta per l’ordinanza sindacale «che poteva arrivare prima. Io per due giorni ho fatto fare il bagno a mia figlia di 3 ani - dice Anna - e oggi scopro che è inquinato: speriamo bene». Ma a parte ciò i nervi sono tesi soprattutto per le cataste di legna. «Abbiamo avuto una decina di disdette», dice Albonetti. «E parecchia gente ci ha offeso, tipo tedeschi e americani che ci hanno detto che loro in due giorni avrebbero risolto tutto». Beati loro. In compenso (a differenza loro) in spiaggia c’è chi ha faticato per davvero. Così giovedì pomeriggio un grosso tronco di almeno 6-7 quintali, arenato nella secca davanti al Bagno Capri, è stato tolto da circa 20 bagnanti che hanno sudato un’ora per trascinarlo fino a riva - dov’è tuttora spiaggiato - perché in mare era pericoloso.
Per Luca Malfatti, titolare del Capri, è «una situazione tragica di cui non vediamo la fine. Anche perché la ditta che ha avuto l’appalto può andar bene per le pulizie ordinarie, ma qui siamo in emergenza e speriamo che arrivi la Bonifica in soccorso. Ci hanno detto che lunedì arriveranno nuovi mezzi, speriamo. Ma secondo me è inutile che gli operatori vadano a pulire prima le zone periferiche, tipo le Marze in cui non sono le attività: vengano prima in centro dove siamo in difficoltà».
Elisabetta Giorgi
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