Sicurezza
Inceneritore, Follonica ribadisce il suo no
Il sindaco fa il punto in consiglio e invita i cittadini a unirsi alla manifestazione del 4 settembre
FOLLONICA. Tra pochi giorni si chiuderanno i faldoni con le valutazioni sulle autorizzazioni utili a far ripartire l’inceneritore di Scarlino: il no del Comune di Follonica si fa ancora più forte.
L’8 settembre a Firenze si concluderà l’iter della Via (Valutazione di impatto ambientale) e il giorno dopo quello sull’Aia (Autorizzazione integrale ambientale), entrambi necessari per far riaccendere a pieno ritmo l’impianto della piana scarlinese dove vengono trattati i rifiuti, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che aveva dato ragione ai comitati che da anni si battono per far chiudere definitivamente la struttura oggi gestita da Scarlino Energia.
Il sindaco di Follonica, Andrea Benini, durante il consiglio comunale di ieri pomeriggio ha ribadito con forza la contrarietà dell’attuale governo del Golfo alla riapertura dell’inceneritore, contrarietà dovuta a mancanze impiantistiche e all’incertezza rispetto alla tutela della salute dei cittadini.
Anzi, stavolta il primo cittadino ha fatto di più: ha invitato tutta la popolazione a unirsi alla manifestazione organizzata per il 4 settembre prossimo, dal Coordinamento No all’inceneritore, formato dal Comitato che ha lo stesso nome, forze politiche, associazioni di categoria e non, società civile e cittadini che insieme hanno come obiettivo quello di lottare e manifestare contro la riapertura dell’impianto e l’inquinamento della piana.
«Il pronunciamento sulla decisione finale della Regione non arriverà subito _ ha spiegato Benini _ la scelta dovrà passare dalla giunta e dal dirigente incaricato: la nostra posizione e quella del Comune di Scarlino, che insieme a noi ha affrontato questo percorso, è stata chiara sin da subito, il punto di riferimento è stata sempre la sentenza del Consiglio di Stato. E quello che ci ha spinto a continuare su quella strada è che dalla azienda è stato riproposto lo stesso piano di sempre, punto a nostro giudizio debole di tutta questa procedura. L’impianto nel 2014 si è fermato 140 volte e il momento del fermo e del riavvio è quello più critico per il possibile inquinamento. E poi c’è anche l’incertezza sul possibile aggravio di una situazione ambientale già critica, che poi influisce sulla salute dei cittadini».(p.v.)
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