Il dolore
Le misteriose vasche dell’Amiata
Lo speleologo Cannavale ne ha scoperte altre due nella zona di Castel del Piano
CASTEL DEL PIANO. Giovanni Cannavale, lo speleologo amiatino che sta scoprendo un’interessante varietà di antichissimi manufatti in pietra dell’Amiata, ha trovato pochi giorni fa due vasche lavorate e scavate nella zona di Pian del Ballo, borgata di Castel del Piano.
Le vasche non sono censite e dunque si tratta di una scoperta importante. Questi due “oggetti” ritrovati vanno ad arricchire il già notevole patrimonio di reperti risalenti a periodi etruschi e romani che costellano un’ampia striscia di territorio che collega l’antica zona di Pian del Ballo con il castello di Potentino e tutta la vallata fra Castel del Piano e Seggiano. Un insieme di tracce che _ tra i reperti trovati in passato e quelli di adesso _ testimoniano l’alto grado di antropizzazione in epoca classica, di questo lembo d’Amiata.
Cannavale durante una passeggiata nei castagneti di Pian del Ballo ne ha rinvenute due, a distanza di circa cinquanta metri l’una dall’altra.
Sono vasche di peperino, la pietra vulcanica del monte Amiata, con un foro centrale profondo circa trenta centimetri.
Non si sa bene a cosa servissero: «Sono sicuramente del periodo romano _ spiega Cannavale _ e sono simili a molte altre presenti nella zona. Ma queste due sono state scoperte ora e non sono censite. Passeggiando ne ho trovata una e poi, a poca distanza, eccone un’altra. Ve ne sono di grandi verso Potentino di Seggiano e anche fra Castel del Piano e Seggiano. In realtà non è stato definito con certezza da nessuno studioso a cosa servissero. Ma sono state fatte delle ipotesi: alcuni sostengono che venissero utilizzate per spremere il vino, altri per la concia delle pelli. Fatto sta che sono molto belle e a guardare bene, negli affioramenti dei massi vulcanici, chissà quante altre ne potremmo trovare».
Cannavale non è nuovo a questo tipo di scoperte. Fu lui, infatti, a rinvenire un cunicolo sotto la pieve di Lamula che poi percorse con altri fino in fondo, alla ricerca di un passaggio segreto di collegamento con una ipotetica cripta della pieve. E fu ancora lui a rintracciare al Piano delle Macinaie moltissime macine lavorate in pietra che venivano usate forse per macinare le castagne secche o il grano (da qui il nome di Piano delle Macinaie).
Ed è stato ancora Cannavale, recentemente, a scovare a Montelaterone e Salaiola le “buche delle fate”, sempre dentro massi trachitici lavorati dall’uomo.
Ora si tratta di capire davvero quale fosse la funzione di queste e vasche con foro centrale.
Se avessero avuto la stessa funzione di quelle di Potentino, sarebbero senz’altro servite a pigiare l’uva e spremere vino. Per quello che riguarda le vasche del loro castello, l’opinione dei proprietari del castello di Potentino, gli unici, fino ad adesso, ad essersi interessati di queste “pestarole” o “palmenti”, è che siano «testimonianze materiali di una civiltà che potrebbe essere addirittura di tipo rupestre, ma che più facilmente è da ritenersi di età etrusca. Sono veri e propri monumenti di pietra locale-dicono- che raccontano di una civiltà dedita, in particolare, alla coltivazione della vite e alla produzione di vino».
Vedremo cosa verrà fuori da quest’ultima scoperta di GIovanni Cannavale e se il mistero del loro originale utilizzo sarà svelato oppure no.
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