Il Tirreno

Grosseto

Devastati dalla furia dell'Ombrone

di Giovanna Mezzana
Monte Antico, il Podere Bellaria
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Monte Antico, il Podere Bellaria

A Monte Antico stesso film di due anni fa. Nei poderi: «Abbiamo perso tutto»

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MONTE ANTICO. Capisci quanto la furia di un fiume è devastante solo quando vedi cosa si lascia alle spalle. L’Ombrone. Il Farma, persino un fosso come il Lanzo e un torrente come il Gretano possono essere micidiali. Civitella Paganico è la terra di Maremma che ha pagato uno dei tributi più alti a questa tornata di maltempo.

La segnalazione. Martedì 25 agosto, ieri. Alle 12.06 imbocchiamo la Senese da Roselle. Alle 12.17 usciamo a Paganico. Contattiamo Mauro Montemaggi, uno dei novanta soci di una coop agricola di Paganico: stanno asciugando acqua dall’alba. «Tra mezzanotte e l’una (è la notte tra il 24 e il 25 agosto, ndr) – racconta – ci è entrato un metro d’acqua nel magazzino. Macchinari e mangimi, cereali e girasoli sono da buttare via. E abbiamo 10.000 euro di danni». Vorremmo raggiungerlo, ma lui ci dice che se vogliamo raccontare la devastazione – quella vera – dobbiamo andare a Monte Antico. Ci avverte: la strada è interrotta. Procediamo. Entriamo nell’abitato di Paganico. Imbocchiamo la strada che porta alla ferrovia di Monte Antico.

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Le ruspe. All’altezza dell’agriturismo Piatina, location per matrimoni da favola, spuntano due transenne. Strada chiusa. Due grosse ruspe, in lontananza lavorano alacremente. Sono in mezzo alla strada. A destra i campi inzuppati, a sinistra la ferrovia: la sensazione è che l’acqua sia passata sopra i binari; cosa certa è che qua e là si è portata via pietrisco e sassi della massicciata che regge i binari. Un bel problema. Torniamo indietro alla ricerca di un’altra strada per arrivare a Monte Antico. Ripartiamo.

Solo sterrato. Sono le 13.04. Il deserto. Superiamo il bivio Dogane. Poderi e fattorie, mucche chianine, vigne, oliveti: quanto è bella la Maremma quando si staglia sotto il sole. Arriviamo ad un altro bivio. Il cartello Monte Antico è crollato giù, ma la direzione si intuisce: indica un percorso sterrato. Sono le 13.10. Via, giù. Sembra di non arrivare mai: possibile che Monte Antico si possa raggiungere solo via sterrato? È così. Dopo 18 minuti passati a benedire l’invenzione dell’asfalto, giriamo intorno ad un cimitero e torniamo sulla strada, quella vera. Monte Antico è a tre chilometri. Sulla nostra destra, l’Ombrone: quanto è grosso, anche a distanza fa paura. Arriviamo a Casale di Monte Antico: bellissimo. Siamo in alto. Da quassù vediamo le ruspe ancora in movimento, i campi sott’acqua come fossero terreni paludosi. Arriviamo a Monte Antico. Sono le 13.36. Da Grosseto ci abbiamo impiegato un’ora e mezza: spaccata.

Ferrovia ko. Ci vengono incontro Davide Draghi, consigliere comunale di Civitella e Aleandro Giannetti, che abita lì. «Volete vedere cosa è successo? Salite su». Eccoci su un fuoristrada. Sgraniamo gli occhi. Al ristorante si addannano per asciugare l’acqua. Il campetto sportivo non esiste più: è un ammasso di erba e fango. Da lontano vediamo la ferrovia, la linea Grosseto-Siena. In su c’è la stazioncina di Monte Antico, in giù quella di Buonconvento. «Eccola là – ci dicono le nostre guide – Inaugurata a ottobre in pompa magna, guardate come è ridotta». Ci chiediamo tra quanto tempo un treno ripasserà da lì. Ferrovie dello Stato (Rfi) dice «entro i primi dieci giorni di settembre». Sembra ottimistico. Vedremo.

La devastazione. Arriviamo al Podere Bellaria. Siamo a due passi dall’Ombrone, che ancora ruggisce, e dalla stazione. Ecco cosa ha combinato l’Ombrone. Il fango è ovunque. È una distesa di fango. Nell’aia c’è un divano imbrattato, i fornelli da cucina, vasi di fiori, sedie, tavoli. Sembra tutto da buttare. Sembra che la vita intera si sia inzuppata di fango. Qui vivono tre fratelli con la mamma e dall’altra parte della casa colonica una zia. È la famiglia di Cinzia Pallari, imprenditrice agricola e cuoca del ristorante del borgo. È disperata Cinzia. «Ho perso tutti gli animali da cortile, maiali, polli, conigli – dice Cinzia – sono affogati anche i gattini appena nati. Siamo riusciti a salvare solo i cani», bracchi e beagle che abbaiano nervosamente. «Ho perso orzo, grano,fieno – continua – Tutto quel che c’era da portare via l’acqua se l’è portato via. È entrata nella taverna, in cantina, in magazzino». Un parente di Cinzia ci mostra l’altezza a cui il mix di acqua e fango è arrivato: c’è il segno, ovunque, un metro e mezzo da terra, almeno. «Così alta – dice Cinzia – arrivò solo nel ’66 quando l’acqua ti entrava dalla finestra».

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Due ore da incubo. «Non ho dormito per tutta la notte – racconta – L’Ombrone ce l’ho qua sotto». La notte l’ha trascorsa avanti e indietro questa donna: a controllare i suoi animali, poi a liberare il bestiame, a sciogliere i cani per far sì che potessero salvarsi. Il picco del furore tra l’una e le tre della notte. La fiumana è arrivata e si è abbattuta sul podere. Senza pietà. È l’acqua del fiume che ha devastato, non quella che scende dal cielo: ma qui lo sanno tutti che è così. Chiediamo a Cinzia se ha un’idea dell’ammontare del danno subito. «Non parliamo di cifre – risponde – per favore. Devo ricevere ancora i soldi del 2013». Perché qui, a Monte Antico, appena due anni fa, era successa la stessa cosa.

Il cratere. Ci spostiamo di poco. Passiamo di fronte ad una bella villetta. È di proprietà di una famiglia senese. Davanti al cancello, in giardino, hanno un cratere enorme. Una buca profonda metri. «Ecco cosa ha fatto l’acqua, ecco quanto ha spinto» ci dice il figlio della proprietaria. Ha anche abbattuto metà del muretto fatto in cemento e sassi, ha divelto un lungo pezzo di cancello. Una furia, com’altro definirla?

Nella tarda mattinata di martedì 26 agosto, l'emergenza è ufficialmente finita.

 

 

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