Il Tirreno

Grosseto

IL COMMENTO

Alluvionati a vita

di EMILIO GUARIGLIA
Alluvionati a vita

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GROSSETO. Dove eravamo rimasti? Ah, sì: a una nota di sette giorni fa con la quale il Comune di Orbetello annunciava un’altra tranche di risarcimenti per le famiglie alluvionate. L’alluvione di Albinia del novembre 2012. La ricordate? Ricordate quelle lacrime, quelle cataste di oggetti fangosi ammassati fuori delle case, quelle intere famiglie armate di pala e stivali di gomma, quelle sconfinate distese d’acqua a coprire le campagne...

La ricordate, l’alluvione di Albinia? O nella memoria quelle immagini si confondono con quelle di Massa Marittima, un anno dopo, il piccolo torrente che esplode e uccide padre e figlio? O si incrociano a Marsiliana, Manciano e di nuovo Albinia, ottobre 2014, al pianto per le due sorelle portate via da un fiumiciattolo impazzito, alla rabbia del presidio sull’Albegna, a quelle sconfinate distese d’acqua sulle campagne...

È facile, qui fra Maremma e Amiata, smarrirsi un po’ tra un’alluvione e l’altra. Ci sono quelle “grandi”, che lasciano un marchio a fuoco; e ci sono quelle più piccole, quasi quotidiane, che dalle sponde del Pecora a quelle dell’Albegna, passando per il Bruna e sua maestà l’Ombrone, di tanto in tanto fanno male.

A quale voce sarà archiviato quel che è successo lunedì e ieri ancora non si sa. Il fiume in piena, gonfiato da piogge violente tra Senese e Grossetano, ha distrutto una linea ferroviaria e un numero indefinito di strade; ha provocato danni ingenti in case, poderi, aziende e agriturismi; ha messo in pericolo la vita di decine di persone; ha reso inagibili chilometri di spiagge, dall’Alberese a Marina, nel pieno della stagione turistica.

Da indiscrezioni, sembra che tecnici e politici a Firenze abbiano già valutato il caso non abbastanza grave da catalogarlo nel novero delle calamità. Può darsi. La certificazione del livello dei disastri avrà i suoi parametri matematici e a chi di matematica non s’intende è consigliato il silenzio.

C’è tuttavia un’altra unità di misura su cui è consentito a tutti di dire la propria. Meno scientifica, ma non da trascurare: la sofferenza. La sofferenza fisica ed emotiva di una comunità che – da decenni – a ogni tuono e lampo si copre col lenzuolo e prega non sia arrivato il momento.

Guardate l’Ombrone, ieri, dal cielo: per l’ennesima volta adagiato sotto le mura di Grosseto, prima di tornare nel suo letto con un “arrivederci alla prossima”. Immagini di un assedio. Di un nemico sempre alle porte, della casa e dell’anima. La fotografia dell’incubo di chi da decenni va sott’acqua e non ottiene risposte. L’incubo degli alluvionati a vita.

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