Il Tirreno

Grosseto

AFFIDIAMOCI AI DIRIGENTI TEDESCHI

di STEFANO ADAMI

di STEFANO ADAMI C’è chi ha la guerra delle due Rose, e chi la guerra delle due Sagre. La guerra della due Rose aprì la strada all'Inghilterra moderna; la guerra delle due Sagre di Arcille chissà...

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di STEFANO ADAMI

C’è chi ha la guerra delle due Rose, e chi la guerra delle due Sagre. La guerra della due Rose aprì la strada all'Inghilterra moderna; la guerra delle due Sagre di Arcille chissà cosa aprirà. Per intanto ha aperto una focata notturna, e un fascicolo d'indagini. Per individuare i dissagratori. A dir la verità, guerre di sagre ce ne sono da tempo immemore in Maremma.

L'ignaro turista che, dopo aver steso al vento i panni e gli asciugamani del mare, approda ai tavoli legnosi per scofanare due tortelli, e intanto aggredisce in attesa il prosciutto d'antipasto, non lo sa. Non sa che di sagre, da queste parti, ci sono quelle per la squadra di calcio, di calcetto, di pallacanestro, di croquet, per il santo locale, per la società sportiva, la bocciofila, per la squadra di caccia, gli schacchisti, per la lista civica, la corale, la società civile, per le spedizioni subacquee, per gli scapoli, gli ammogliati, l'associazione professionale.

Non sa, il turista, che i ristoratori, in altre fasi, aprirono trincee contro i sagristi, pensando che portassero loro via fette di clientela. Anche se, a prima vista, può sembrare uno il pubblico della sagra, altro quello dei ristoranti. Il primo, infatti, ci s'immagina che batta la campagna alla ricerca della pasta fatta a mano dalle manone tartarugose delle signore di paese d'un tempo, che allevavano le galline col mattarello dietro la schiena. Al ristorante no, invece, al ristorante ci vanno per gustare la fusione tra la cucina di ricerca e quella maremmana. Ma è un'ipotesi.

Intanto la guerra delle due sagre è scoppiata in collina, ha dato fuoco alle polveri (o meglio, ad alcuni addobbi sagreschi), suscitando vespai, domande, accuse, indagini per chiarire responsabilità. Certo è strano assistere a una tal guerra, quando poco lontano ci sono altre guerre, le morti in mare, gli sbarchi, le decapitazioni, le distruzioni, Donald Trump che smarrona in libertà, visto che per lui la cosa più importante è 'far soldi e prendere la gente a calci in quel posto' (citazione originale della filosofia trampesca).

E' strano, e forse si dovrebbe fare come è stato fatto recentemente per i musei. Affidiamo la direzione di qualche sagra ad uno straniero. Sagra del cinghiale diretta da un tedesco, di Norimberga. Oppure da Thor, dal profondo Nord. E vediamo cosa succede.

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