Sicurezza
La guerra delle cattedre «Dovevano essere di più»
La Uil: assegnati meno posti di quelli realmente vacanti e proposte le sedi più disagevoli ai docenti che vengono reclutati a tempo indeterminato
GROSSETO. Il gobbo nero è Pitigliano oppure il Giglio. Per un insegnante precario che vive sulla costa, a Grosseto o a Follonica, essere assunto definitivamente da quelle parti significa «un ulteriore anno di fatica dopo decenni di sacrifici» dice Fabrizio Settembrini segretario interprovinciale di Uil Scuola (per Grosseto e Livorno). Verrebbe da chiedersi: non hanno già dato abbastanza queste donne e questi uomini? C’è chi ha aspettato quindici anni – e chi quasi il doppio – per farsi assumere “dallo Stato”. Anni di vita a singhiozzo, con mariti e mogli da una parte, trasferimenti (e tutto ciò che comportano) a iosa, chilometri (in treno o in auto) macinati con automatiche decurtazioni ogni mese dallo stipendio per le spese di viaggio; ogni anno (o quasi) lo stress di cambiare scuola e quindi dirigente, colleghi, famiglie con cui relazionarsi. Questa è la vita dell’insegnante senza posto fisso, a cui – oggi, nel momento in cui abbandona lo status di precario – potrebbe essere chiesto un ulteriore sforzo. Vediamo perché.
L’offerta. Nel Grossetano, secondo i dati diffusi dall’Ufficio scolastico regionale della Toscana-Ambito territoriale di Grosseto e pubblicati giovedì 20 agosto dal Tirreno, sono 120 quest’anno gli insegnanti che entrano di ruolo. Una infornata, senza dubbio, senza precedenti. Cosa viene offerto a questi docenti che in queste ore si stanno presentando agli uffici dell’ex provveditorato? La cosiddetta “immissione in ruolo”. Agli uffici di via Damiano Chiesa viene offerto loro un contratto a tempo indeterminato. Dopodiché, il 1° settembre, si presenteranno al dirigente della scuola a cui sono stati assegnati e lì stipuleranno il contratto vero e proprio. Formalmente vengono reclutati a tempo indeterminato con la presa di servizio.
L’inghippo. Dove sta il problema? Facciamo un esempio. Supponiamo che ieri una maestra precaria si sia presentata agli uffici scolastici perché convocata; qui le è stato offerta una cattedra all’istituto comprensivo di Massa Marittima e lei, toccando il cielo con un dito, ha accettato. Il problema è che a settembre potrebbe scoprire che le sue classi non si trovano dislocate nel plesso di Massa Marittima, ma, ad esempio, a Montieri; magari vive a Grosseto e questo le comporta uno spostamento quotidiano. Certo, per un posto di lavoro a tempo indeterminato si fa di tutto: chissà in quanti vorrebbero essere al posto suo. Ma perché c’è il rischio della sorpresa? Perché l’organico è su istituto e non su plesso, si dice tecnicamente parlando; ormai le scuole sono iper-accorpate e un preside ne dirige diverse, disseminate qua e là.
I “gobbi neri”. Nel Grossetano di “mete disagiate” ce ne sono diverse: pensiamo a quali difficoltà ci possono essere per raggiungere l’Amiata, Sorano, Manciano, Pitigliano e... il Giglio. È tutta una questione di organici. «Il problema – spiega Fabrizio Settembrini – nasce dal fatto che stanno assegnando solo i posti che sono vacanti nell’organico di diritto, che sono dislocati nelle sedi più disagevoli, mentre l’Ufficio scolastico non sta offrendo né assegnando (a chi gli spetta un contratto a tempo indeterminato, ndr) ad esempio i posti sull’organico di fatto», che è quell’organico che – a differenza di quello di diritto un po’ calato dall’alto – risponde alle esigenze effettive, reali, della scuola. Vedremo se ci saranno correttivi. O carte bollate.
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