Sicurezza
Esposto contro i predatori Sessanta pastori in trincea
Decine di attacchi alle greggi e segnalazioni di ibridi e lupi intorno alle aziende Gli allevatori scrivono al sindaco di Manciano e alle forze di polizia
MANCIANO. Sessanta allevatori di Manciano hanno presentato giovedì 20 agosto un esposto al sindaco Marco Galli per segnalare la pericolosità della situazione predatori di pecore nel territorio del comune di Manciano. L’esposto è stato inviato anche alla locale stazione dei carabinieri, alle guardie forestali e alla polizia provinciale.
Gli allevatori, infatti, da tempo segnalano e testimoniano che la situazione aggressioni è fuori controllo e sono un pericolo per le persone oltre che per le pecore.
I predatori che decimano quotidianamente i greggi del mancianese attaccano di notte e di giorno, si aggirano attorno alle aziende, arrivano fin sotto casa delle persone e soprattutto non hanno paura dell’uomo: si avvicinano alla gente con atteggiamento minaccioso.
Molte le testimonianze di chi ha trovato i predatori in mezzo al gregge e ha cercato di allontanarli. Ci vogliono ore per mettere in sicurezza le pecore e non sono contenti se non se ne vanno con la pecora in bocca. Predatori che stanno diventando stanziali e costituiscono per l’uomo una grave minaccia. Non solo per chi abita in azienda, ma anche per chi, non avvertito e informato della situazione, potrebbe trovarsi a passare dove ormai abita il “lupo”.
Già da tempo alcuni allevatori stanno lanciando appelli per questa ragione e i sessanta firmatari sono convinti che ci sia un problema di incolumità e messa a rischio, con gravissimo pericolo per le persone che si trovino a transitare vicino alle greggi. Sia che si tratti di ciclisti sia di chi fa trekking o footing, gli allevatori vogliono metterli in guardia e sottoporre questo problema al primo cittadino di Manciano, alle forze dell’ordine e alle autorità competenti in materia di fauna selvatica.
Intanto le predazioni continuano a Manciano. Mercoledì mattina, nell’azienda di Carlo Santarelli, presidente del caseificio di Manciano e della moglie Roberta Vannetti, in località Lascone, all’alba, strage di tre pecore che sono state sbranate. Altre due, ferite, non si sa se sopravviveranno.
«Ormai sono i predatori che guardano noi – commenta Santarelli – e certo noi non possiamo chiudere sempre le pecore nei recinti o sorvegliarle a vista notte e giorno. Non ci resta che chiudere bottega. Tutto è rimasto esattamente identico da anni e anni».
Santarelli non parla solo a titolo personale. Nelle sue parole si ascolta l’angoscia per un’intera categoria, una fetta di economia che da sola è un settore trainante, oltre che una tradizione che affonda le radici nella storia di questi luoghi.
«A nessuno importa che la filiera più nobile del Grossetano sia decimata giorno per giorno – chiude Santarelli –. Gli attacchi sono quotidiani, i predatori che arrivano sono più di uno. Come è accaduto questa volta nella mia azienda dove il predatore non era uno solo, ma erano per lo meno due. Se non cambia qualcosa e si capisce che è un disastro, sarà peggio per tutti, non solo per i pastori».
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