Gioco
Una vita turbolenta e consumata in fretta «Voleva la verità»
Diversi guai con la giustizia e un’accusa che la tormentava «Ma era anche una persona solare e adorava il suo cane»
FOLLONICA. Un’esistenza turbolenta, irrequieta, con quei disagi relazionali carichi di tensioni che alla fine venivano scaricati su chi le era più vicino. Ma anche una vita segnata dalla passione per il mare e da un amore infinito per il suo cane Poldo, «il mio bambino», diceva lei.
È stata una vita consumata in fretta e con molti dolori quella di Ramona Cortese, la ventisettenne nata a Massa Marittima e residente a Follonica, trovata morta nella sua cella, nella sezione femminile del carcere Don Bosco di Pisa, alla vigilia di Ferragosto.
Ramona era entrata nel carcere pisano il 31 luglio. La misura cautelare era un aggravamento alla condizione di arresti domiciliari dove la ventisettenne si trovava da alcune settimane.
Ma stare in casa non l’ha aiutata. Su Ramona pesava soprattutto l’accusa di stalking e violenza sessuale presentata dall’ex compagna. L’attesa fino a novembre, quando si sarebbe aperto il processo, la rendeva nervosa.
Il detonatore al suo malessere sono stati gli scontri con la mamma. «Da quando era tornata non era più lei – dicono i familiari – Non voleva stare qui, voleva tornare a casa sua, voleva giustizia per un’accusa per lei ingiusta, arrivata dalla ex compagna dopo tre anni di convivenza». Aggressioni contro i familiari che alla fine sono stati obbligati a chiamare i carabinieri. E così la giovane – che ad aprile aveva patteggiato sei mesi per resistenza a pubblico ufficiale, minacce e danneggiamenti – era stata arrestata per maltrattamenti in famiglia. Di qui la decisione di trasferirla nella sezione femminile del Don Bosco.
Una ragazza con una vita difficile, problemi con la giustizia, con la quale spesso era difficile relazionarsi. Ma anche una ragazza solare, che adorava il mare, si prendeva cura del suo cane Poldo, un meticcio nero, con amorevole attenzione e, a detta dei familiari, non lo avrebbe mai lasciato. «Lo trattava come fosse un figlio – spiega la famiglia – e siamo assolutamente convinti che, anche solo per non abbandonarlo, non si sarebbe mai uccisa».
Una ragazza arrabbiata con il mondo ma decisa ad andare avanti a testa alta. «Una persona particolare, solare – racconta un amico – che andava avanti con qualche lavoretto, come molti giovani».
Ramona era uscita dal carcere di Pisa poche settimane prima, dove era finita a seguito della denuncia dell’ex, ma l’avvocato, Sabrina Pollini, era riuscita a convincere il giudice a darle i domiciliari, a casa dei genitori.
Stava pianificando una festa per il suo compleanno, che cadeva il 7 agosto, Ramona. Ma non ha fatto in tempo a festeggiarlo con gli amici. La telefonata ai carabinieri, partita dai suoi stessi familiari il 31 luglio, in un momento in cui una discussione con la madre era sfociata in una minaccia con un coltello da parte della ragazza, l’aveva ricondotta in carcere. Appena due settimane dopo, la morte in circostanze che alla famiglia non paiono chiare.
La madre ieri mattina, al colmo della disperazione, ha attaccato un lenzuolo bianco di fronte alla casa dove la figlia aveva convissuto con l’ex compagna, in via Roma. Sul lenzuolo, parole di rancore verso la donna e la nuova fidanzata, tanto che il lenzuolo è stato rimosso nel giro di poco.
Domani si svolgerà a Pisa l’autopsia sul corpo di Ramona. La salma sarà poi consegnata alla famiglia che allestirà la camera ardente nell’appartamento della ragazza. Poi il corpo verrà cremato. (f.f.)
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