Il Tirreno

Grosseto

Giovane maremmana suicida in carcere

Il carcere Don Bosco di Pisa (foto Muzzi)
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Il carcere Don Bosco di Pisa (foto Muzzi)

La donna, 27 anni, era detenuta al Don Bosco di Pisa. I radicali chiedono di indagare sulle cause

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GROSSETO. L’hanno trovata impiccata con un lenzuolo legato a una finestra. Giornata tragica quella di venerdì 14 agosto nel carcere Don Bosco di Pisa. Una donna di 27 anni si è tolta la vita nel pomeriggio dopo nemmeno quindici giorni di detenzione. Era entrata il 31 luglio, dopo un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale di Grosseto per violenza domestica.

La morte della donna, originaria della provincia di Grosseto, ha sollevato le reazioni dei Radicali e del sindacato delle guardie carcerarie Sappe.

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"Più volte nel corso degli ultimi mesi abbiamo ricevuto segnalazioni dal Don Bosco: invitiamo con urgenza le autorità competenti a indagare a fondo le cause che hanno portato al suicidio della giovane”, affermano in una nota Maurizio Buzzegoli e Massimo Lensi, rispettivamente segretario e presidente dell'associazione radicale fiorentina Andrea Tamburi. "Nell'arco di poche ore – osservano – lo Stato è riuscito a mietere due vittime: la prima nel carcere di Alba, la seconda a Pisa. Dall'inizio dell'anno negli istituti penitenziari della Toscana sono morte otto persone, sei delle quali per suicidio o per circostanze non poco sospette: un primato nazionale negativo sintomatico della totale indifferenza delle Istituzioni locali e del Governo nazionale. Marco Pannella è in sciopero totale della fame e della sete dalla mezzanotte del 9 agosto proprio per sollecitare le istituzioni a ripristinare nel Paese la giustizia e lo stato di diritto a partire dai provvedimenti di amnistia e indulto".

Il Sindacato della polizia penitenziaria sottolinea come permangano le criticità e le problematiche nelle carceri toscane. “I detenuti complessivamente presenti nelle carceri regionali della Toscana erano, il 30 luglio scorso, 3.223, circa 150 in meno di quelli che c’erano un anno fa. A non calare, però, sono gli eventi e gli episodi critici nelle celle”, sottolinea Donato Capece, segretario generale del Sappe. “Per il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria le condizioni di vita dei detenuti, in linea con le prescrizioni dettate dalla sentenza Torreggiani, sono migliorate in Italia. Non si dice, però, che le tensioni del sistema penitenziario italiano continuano a scaricarsi sulle donne e gli uomini del Corpo di polizia penitenziaria”. “Dal 1 gennaio al 30 giugno 2015 nelle 18 carceri toscane si sono infatti contati il suicidio di 2 detenuti in cella, 3 tentativi sventati in tempo dagli uomini della polizia penitenziaria e ben 501 atti di autolesionismo, il numero più alto in tutta Italia _ prosegue Capece con il segretario regionale Sappe della Toscana Pasquale Salemme _ posti in essere da detenuti. Ancora più gravi i numeri delle violenze contro i nostri poliziotti penitenziari: parliamo di 213 colluttazioni e 39 ferimenti. Ogni giorno, insomma, le turbolenti carceri toscane e italiane vedono le donne e gli uomini della polizia penitenziaria fronteggiare pericoli e tensioni e per i poliziotti penitenziari in servizio le condizioni di lavoro restano pericolose e stressanti. Ma il Dap queste cose non le dice”.

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