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Uccisi in tre dal monossido alle Formiche di Grosseto
ISOLA DI GIANNUTRI. Quando hanno rimesso la testa fuori dall’acqua, hanno visto il loro amico che galleggiava, a faccia in giù. Lui non si era spinto fino alle loro profondità: si era fermato a dieci...
ISOLA DI GIANNUTRI. Quando hanno rimesso la testa fuori dall’acqua, hanno visto il loro amico che galleggiava, a faccia in giù. Lui non si era spinto fino alle loro profondità: si era fermato a dieci metri. Poi qualcosa non è andato nel verso giusto. Hanno provato a chiamarlo, sperando che rispondesse. Si sono avvicinati e hanno provato anche a schiaffeggiarlo ma lui non ha dato alcun segno di vita.
Giuseppe Garofolo aveva 52 anni e una grande passione per la subacquea. Ieri mattina era partito insieme ad altri due amici a bordo di un gommone privato. Non facevano parte di un diving organizzato ma erano esperti e sapevano come comportarsi. Avevano scelto quello specchio d’acqua di fronte a Cala dei Piemontesi, all’isola di Giannutri. Garofolo era senza il respiratore, quando è stato trovato dagli altri due sub che erano con lui e che hanno cercato di soccorrerlo. Dalla spiaggia della caletta, i bagnanti si sono accorti di quello che stava succedendo in mare, a poca distanza da loro e hanno dato l’allarme. Una motovedetta dei carabinieri che era lì vicina è arrivata subito e ha tirato a bordo il corpo ormai senza vita di Garofolo. Poi è arrivata anche la guardia costiera con i sanitari del 118 e il medico legale che ha constatato la morte del sub.
I due amici di Garofolo hanno accusato alcuni problemi di respirazione, dovuti allo choc per il ritrovamento del corpo del loro amico e, una volta arrivati a Porto Santo Stefano, sono stati visitati all’ospedale San Giovanni di Dio di Orbetello, dove, all’obitorio, è stata portata anche la salma del cinquantaduenne.
Pino Garofolo era di Civitavecchia, dove viveva con la moglie e una figlia e aveva un negozio di ferramenta a Santa Marinella, lungo la via Aurelia. Ieri mattina è arrivato a Giannutri insieme a due amici, Marco Bernardini, 44 anni e Vincenzo Mazzilli, 76 anni.
Entrambi sono stati visitati all’ospedale di Orbetello ma le loro condizioni erano buone: non avevano avuto alcun problema durante l’immersione. Solo la paura, prima e lo choc dopo, per la morte del loro amico.
Il sostituto procuratore Alessandro Leopizzi ha disposto subito il sequestro dell’attrezzatura indossata da Garofolo. Attrezzatura professionale, tenuta in perfetto stato. L’unica spiegazione che i due amici hanno fornito immediatamente ai carabinieri ha riguardato ovviamente la ricarica delle bombole, che sarebbe stata fatta in due posti differenti. Garofolo probabilmente, aveva nelle sue bombole una miscela differente da quella dei suoi compagni di immersione. E proprio per questo il pm ha chiesto il sequestro delle attrezzature che saranno sottoposte a perizia.
All’ospedale San Giovanni di Dio di Orbetello è arrivata subito la sorella di Garofolo, avvertita dai carabinieri della compagnia di Orbetello.
L’uomo era molto conosciuto a Santa Marinella dove aveva appunto una ferramenta. Si divideva tra la famiglia e le sue due grandi passioni, quella per la subacquea e quella per le Harley Davidson. Centauro, sub, babbo affettuoso: lo ricordano così gli amici di Civitavecchia e di Santa Marinella, i tanti clienti che venivano ricevuti da un sorriso nel suo negozio.
Il pm Leopizzi deciderà oggi se disporre l’autopsia sul corpo del cinquantaduenne per chiarire le cause del malore.
@francegori
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