Italia
Sorpresa, in Maremma c’è voglia d’impresa
Grazie ad agricoltura, commercio e ristorazione le aziende attive superano quelle decotte dopo nove mesi di trend negativo. Crescono le società di capitale
GROSSETO. C'è voglia di darsi da fare nella provincia grossetana: qui più che altrove in Toscana. Grosseto è il territorio del Granducato con la migliore performance in termini di saldo tra le imprese vive e quelle rimaste sul terreno: nel secondo trimestre 2015, cioè da aprile a giugno, il borsino della dinamica demografica delle imprese maremmane segna + 08%, tasso di crescita trimestrale che corrisponde a 229 unità. È ciò che emerge dall'elaborazione dei dati di Infocamere messa a punto dall'ufficio studi della Camera di Commercio locale.
Cautela. Attenzione, però: una rondine non fa primavera. Il detto popolare è vero in genere e nel caso della Maremma lo è per due ragioni: primo, il dato è positivo sotto il profilo congiunturale, nel senso che rispunta il segno più dopo tre trimestri di seguito negativi (le imprese iscritte al registro camerale sono state per nove mesi consecutivi di meno rispetto a quelle cancellate). Il risultato è sufficientemente buono per affermare che è manna dal cielo anche sul fronte tendenziale? Basta per invertire un trend? No, non basta, conferma Mauro Schiano, responsabile dell'ufficio studi dell'ente camerale. Secondo motivo per cui si deve essere prudenti: il secondo trimestre dell'anno (a cui le performance si riferiscono) è quello in cui di solito si registra una maggiore propensione all'avvio di nuove imprese, soprattutto in un territorio a grande vocazione turistica come la Maremma; chi mai aprirebbe una pizza al taglio o un localino alla moda a novembre? Aprile/giugno è il periodo dell'anno in cui si rimette in moto tutto il sistema dell'accoglienza al turista e quindi della ristorazione, dell'alberghiero, del settore ricettivo in genere; e la primavera coincide con le prove generali del comparto balneare che si prepara per la stagione estiva. Insomma, non basta la voglia di fare impresa per dire che siamo fuori dal tunnel. «Una lettura complessiva dello stato di salute dell'economia provinciale - valutano nel loro report gli esperti della Camera di Commercio - richiede un livello di approfondimento senza dubbio più articolato e complesso ed invita a considerare non solo aspetti di demografia imprenditoriale ma anche di natura diversa come l'accesso al credito, l'andamento dei consumi, tassazione e burocrazia, aspettative delle famiglie eccetera».
L’identikit. In Maremma ci sono 28.753 imprese - circa il 7% rispetto al totale delle imprese toscane - il dato è aggiornato al 30 giugno 2015; se poi si considerano anche le filiali e le agenzie, i laboratori e le officine, gli stabilimenti - luoghi della routine produttiva - ci si attesta a quota 35.579 unità.
Il settori che vanno. Dopo tre trimestri di "Orso", il saldo tra imprese vive e imprese morte torna in zona "Toro". L’aumento delle imprese si manifesta nei settori numericamente più rilevanti per il sistema imprenditoriale toscano: agricoltura (saldo iscrizioni/cessazioni, + 41), commercio (+23), servizi di alloggio e ristorazione (+13).
Uniamo i capitali. E c’è un altro fenomeno: crescono le società di capitali del 5,7%, nel 2014 erano aumentate del 2,1%, in dodici anni sono quasi raddoppiate; complessivamente sono 4.160. Segno che il processo di capitalizzazione dell’impresa – tanto auspicato – in Maremma si rafforza, oliato anche (come nel resto del Belpaese) dalla normativa sulle srl semplificate. Segno anche che imprenditori e artigiani puntano a forme giuridiche in cui in caso di naufragio si è chiamati a rispondere non con il patrimonio personale ma con quello societario.
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