La manifestazione
Pappagone, la rivolta degli ambulanti
Il locale attende l’ok per installare il gazebo in piazza del mercato, ma trenta commercianti minacciano ricorsi al Tar
GROSSETO. Il mercato di Grosseto è in rivolta. Una trentina di ambulanti minaccia una raffica di ricorsi al Tar contro un’eventuale decisione del Comune caso Pappagone.
Il locale che sorge nel cuore del centro storico si è visto smantellare mesi fa la pedana che da decenni ospitava tavoli e sedie all’aperto; a volerlo è stata la Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici, sostenendo per la prima volta l’incompatibilità del manufatto con le mura. Per i titolari è stato un colpo durissimo: quel gazebo era l’unica chance per dare ossigeno a una ristorazione altrimenti confinata in uno spazio chiuso, e che ora rischia il tracollo. Nei mesi scorsi il Comune si è speso per aiutarla, indicando una strada alternativa: un altro gazebo da collocare sul lato opposto della strada, ma non ha fatto i conti con chi - in quella fetta di città - ha i propri interessi da tutelare. Sono gli ambulanti del mercato, molti dei quali hanno concessioni storiche (rinnovate ogni 10 anni) e che ora, di fronte alla prospettiva di vedersi scombussolare la geografia degli affari, hanno messo paletti al Comune. E minacciano ricorsi al Tar, nel caso in cui il Comuen deliberasse di spostare il gazebo in mezzo a loro.
La questione è finita martedì scorso al centro di un incontro tra Comune e associazioni di categoria. Gli ambulanti hanno bocciato la nuova collocazione della pedana in piazza Esperanto, fin qui sostenuta dal Comune. E non si tratta solo dei 3 banchi del giovedì interessati dalla collocazione del gazebo e che quindi dovrebbero essere spostati altrove, ma di un numero ben più consistente che comprende anche i banchi della domenica, quelli del Natale o del mercato rionale giornaliero... Insomma, una trentina di soggetti pronti ad andare per vie legali. L’appiglio giuridico è annidato nell’articolo 40 della legge regionale toscana del 7 febbraio 2005, numero 28, secondo cui è necessario, per procedere allo spostamento dei posteggi, che si ravvisino “motivi di interesse, ordine o igiene pubblici”. Per i commercianti non vi è alcun interesse pubblico, ma solo privato: quello della famiglia Adami.
All’incontro di martedì erano presenti Mario Filabozzi (area sindacale di Confesercenti) con un ambulante, l’assessore al commercio e alle attività produttive Emanuel Cerciello con il suo dirigente. Il Comune ha preso atto del dissenso e preso del tempo per capire, per l’ennesima volta, come muoversi. Dunque, nel pomeriggio la questione non è passata in giunta.
Come riferisce Cerciello, secondo gli ambulanti il nuovo manufatto creerebbe loro un danno economico: cambierebbe il flusso delle persone e oscurerebbe la visuale di alcuni banchi. «Ne ho preso atto - dice lui - Tutte le campane sono legittime e tutte drammatiche. La famiglia Adami mi è nel cuore - dice Cerciello - ma l’amministratore ha un solo dovere: quello di salvaguardare l'ente dal rischio ricorsi. In questo momento io devo seguire e analizzare la legge. Sto studiando gli effetti legislativi che possa avere un’eventuale delibera che autorizzi lo spostamento del gazebo e se esista una delle eccezioni previste dalla legge regionale (interesse pubblico, ndr). Al momento non la ravvisiamo ma non è detto che non vi sia. Chiediamo il parere dei tecnici e del legale di Pappagone». L’unica strada percorribile, a detta di Cerciello, sarebbe quella di tornare al gazebo di partenza: «Potremmo tentare una nuova trattativa con la Soprintendenza».
Anche per l’avvocato Riccardo Lottini, legale della famiglia Adami, «l’idea è quella di metterci tutti a un tavolo: associazione di categoria, uffici tecnici e noi, per trovare una soluzione adatta a tutti».
Intanto il mondo dei commercianti scalpita.
Mario Filabozzi (Confesercenti) premette che «l’azienda Pappagone è stata penalizzata e che noi dobbiamo trovare una soluzione che le sia soddisfacente e funzionale per lei. Tuttavia il problema è di carattere normativo e al momento non ravvisiamo alcuna fattibilità in tal senso. Vorremmo evitare di andare per vie legali, ma è chiaro che, se gli ambulanti dovessero sentirsi danneggiati, loro non escluderebbero forme di tutela».
Gli ambulanti sono furiosi. Lamentano di essere stati tenuti all’oscuro finora, di aver appreso questo iter solo dal giornale. E se sono solidali coi titolari della pizzeria, hanno anche a cuore i propri interessi. Marco Natale, 60 anni, uno dei tre ambulanti interessati: «Parlo a nome di tutti e 3: siamo pronti ad andare per vie legali. Ma non siamo gli unici. Con noi ci sono altri nelle file dietro: diverse decine che subirebbero un danno non indifferente per la scarsa visuale e il potenziale squilibrio nel flusso dei clienti». Gianluca Lopresti sbotta: «Non ci ha avvertito nessuno e ci ritroviamo così: non è che per accontentare una ditta bisogna scontentarne altre».
Serena Bargagli, 44 anni: «Anche io sono una delle dirette interessate: non dal mercato del giovedì ma da quello giornaliero e domenicale. Ci prepariamo ai ricorsi. Il problema è che il Comune stesso ha promesso a Pappagone qualcosa di non fattibile: noi abbiamo concessioni decennali e non si può essere rimossi dall’oggi al domani. L’assessore Paolo Borghi doveva sentire prima le associazioni di categoria invece di promettere cose senza sentirci». E Roberta Balsanti, 46 anni: «Sono del mercato rionale anch’io, e sono disposta ad andare per vie legali: per agevolare uno solo, non si può danneggiarne altri».
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