Il Tirreno

Grosseto

Poste chiuse, Monticello vuole occupare

Il gruppo di minoranza A/gente comune chiama a una protesta eclatante il 7 settembre

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CINIGIANO. «Il 7 settembre troviamoci tutti alle 9 di fronte all’ufficio postale di Monticello Amiata, occupiamo la strada e protestiamo civilmente ma anche fortemente».

Questo è l’appuntamento che la lista civica A/gente comune di Cinigiano dà alla cittadinanza monticellese, dopo che nell’ultimo consiglio comunale il sindaco Romina Sani ha annunciato che Poste Italiane, dopo la sospensiva in tempo di elezioni, ha deciso di chiudere il 7 settembre l’ufficio postale di Monticello Amiata.

Una morte annunciata da tempo, questa, tanto che la lista civica aveva già messo in atto, mesi addietro, quando si era saputa la definitiva decisione di chiudere il presidio postale, una serie di manifestazioni, non ultima quella di una simbolica occupazione dell’ufficio, arrivata dopo una serie di tappe senza risultati positivi, come il consiglio straordinario dedicato che si tenne a Monticello e il ricorso di sospensiva al Tar. Nulla da fare.

Ormai Poste italiane corre verso la chiusura di ben 47 uffici dei piccoli comuni e nemmeno le prese di posizione di sindaci e gruppi hanno la forza di contrastare le chiusure.

Giovanni Barbagli, capogruppo di minoranza della lista civica, però, non demorde, perché secondo la lista civica, un ufficio postale a Monticello ci deve essere. E se non sarà di Poste Italiane potrebbe essere di un’altra azienda.

«Non siamo stati ascoltati come gruppo consiliare – spiega – quando lo scorso marzo abbiamo proposto una soluzione diversa e di lavorare a una alternativa. Infatti ci sono interlocutori nazionali del settore postale che sarebbero pronti a mettere in campo sia il servizio postale di spedizione e di consegna della posta sia la gestione dei depositi, del potenziamento di attività come il servizio di prelievi di denaro e di pagamenti con bancomat, la presenza di un caf e quella di un operatore del sociale».

Insomma un’alternativa per non privare la frazione monticellese di un ufficio che, come in tutti i piccoli centri, costituisce un punto solido di aggregazione sociale oltre che un servizio universale.

«Si sono cullati nella speranza di riaprire un dialogo con Poste – incalza Barbagli – e contando in una sospensiva che a Poste non è costata nulla. Eravamo in clima di elezioni, quando quella moratoria è stata concessa. Adesso, però, le elezioni sono passate e il sette si chiude. Il volto spregiudicato di Poste si ripresenta. Ora dopo la denuncia, la rabbia e la delusione, è il momento di reagire con soluzioni alternative a Poste Italiane, ritirando i libretti e le giacenze economiche presso le poste e anche con l’arma della rivolta sociale. È per questo che il 7 settembre, quando quell’ufficio chiuderà, andremo a occupare la strada davanti all’ufficio e protesteremo tutti insieme». (f.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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