Gioco
Ciclopista, la Regione apre al tracciato unico: pronti 30 milioni
Grosseto, l’assessore Ceccarelli: siamo alla fase di scelta del tracciato. Signanini (Fiab): un’opera che renderà tantissimo e subito
GROSSETO. Trecento chilometri e più, da pedalare con lentezza superando fiumi, attraversando parchi regionali, salutando navigatori in partenza da una dozzina di porti, fermandosi per un bagno nel mare cristallino, assaggiando delizie a chilometro zero, dimenticando (o quasi) il rumore e la puzza di automobili e autotreni. Il tutto nella terra – la Toscana – più conosciuta al mondo per la sua storia e la sua bellezza.
Un sogno? All’inizio forse sì. Ma per fortuna sognato da quel tipo di sognatori che al risveglio non si molla l’osso. In questo caso un manipolo di lungimiranti soci della Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta) che – con passione e tenacia – ha cominciato a trasferire il segno del pennarello rosso dalla carta geografica al territorio reale, arrivando a congiungere fisicamente e non più solo idealmente Marina di Massa a Capalbio. Insomma, a dimostrare come la Ciclopista Tirrenica – paradiso dei pellegrini a due ruote – sia tutt’altro che impossibile.
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Sostenuto con forza dal Tirreno e sposato dalla Regione, il progetto della ciclopista lungo l’intera costa toscana ora è molto più di una chiacchiera. Ieri mattina a Festambiente, la festa nazionale di Legambiente in corso a Grosseto, nel Parco della Maremma, l’assessore regionale Vincenzo Ceccarelli è stato perentorio: «Siamo alla fase della scelta del tracciato», ha detto, ricordando il cantiere già aperto della ciclopista della Val d’Arno e quelli in elaborazione sulla via Francigena e sulla Due Mari (Tirreno-Adriatico) per sottolineare come «l’intervento sulle ciclopiste sia per la Regione tutt’altro che un fatto casuale. È una priorità».
Ceccarelli ricorda anche come in Toscana esistano già 500 chilometri di piste ciclabili, costruite da singoli comuni e sindaci e quindi spesso scollegate tra di loro. L’obiettivo della Regione, ora, è elaborare una sorta di “piano regolatore generale” toscano di tutto l’esistente e di quello che verrà, per creare nel tempo un sistema di rete dal chilometraggio smisurato. Un sistema nel quale la Regione vuole “imporre” collaborazione anche a Trenitalia (per treni bike friendly) e al gestore del trasporto su gomma. E i soldi? «Abbiamo già a disposizione 25-30 milioni – garantisce Ceccarelli – e stiamo lavorando a un progetto trasfrontalieroper intercettare fondi europei».
Miele, queste parole, per le orecchie di Sergio Signanini, responsabile tecnico del progetto Ciclopista Tirrenica, e di Michele Bocci, di Geographike, che con pochi soldi e tanto volontariato hanno disegnato percorsi ed elaborato “piani industriali”, partendo da un concetto semplicissimo: in tutta Europa – a cominciare dall’italianissimo Trentino Alto Adige – il turismo in bicicletta è un business sempre più ricco. Così – spiega proprio Signanini, ringraziando il Tirreno e Festambiente per l’impegno al fianco della Fiab – se la Ciclopista tirrenica fatta a modo costerà circa 40 milioni di euro, la stessa restituirà da subito 20 milioni l’anno ai territori attraversati.
E fare due conti sul guadagno in prospettiva è un gioco da ragazzi. «Un’opera che con un minimo investimento rende il massimo risultato», chiosa Angelo Gentili , responsabile nazionale turismo di Legambiente, tessendo l’elogio delle “infrastrutture leggere” e srotolando, al termine dell’incontro, uno striscione dallo slogano chiaro: “La Tirrenica che ci piace”. Il riferimento è ovviamente a quell’altra Tirrenica, l’autostrada in stand by da mezzo secolo.
La Ciclopista invece sembra davvero a portata di mano. E chissà che per una volta le biciclette non siano più veloci delle auto.
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