Il dolore
Copaim: il Monte dice no
La società verso il concordato preventivo: la banca non accetta il piano
ALBINIA. La doccia fredda è arrivata due giorni fa. La Copaim non potrà ottenere l'accordo di ristrutturazione dei debiti ex articolo 182 bis della legge fallimentare. Perché il piano industriale e finanziario che la società di Albinia, che ha anche un'azienda a Massa e Cozzile, in provincia di Pistoia, non è stato accettato dal suo maggior creditore: il Monte dei Paschi di Siena. Che pesa per quasi il 50% con quasi 18 milioni di euro di crediti da riscuotere.
Una doccia fredda che il Cda della Copaim sta cercando di stemperare un po'. Il consiglio di amministrazione sta valutando percorsi alternativi al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e i propri creditori. Una delle ipotesi percorribili riguarda la presentazione del concordato preventivo che a differenza dell'accordo di ristrutturazione, avrebbe garantito il pagamento del 100% dei propri debiti nei confronti dei creditori, istituti bancari compresi, ma in un tempo che è più lungo rispetto a quello dettato dal concordato preventivo. «Ma in questo modo - spiega il vicepresidente del cda Maurizio Romiti - difficilmente riusciremo a garantire l'integrale pagamento dei debiti».
Soprattutto ora che almeno tre nuovi imprenditori, italiani e stranieri e tutti del settore, si erano affacciati e avevano dato la propria disponibilità a entrare in Copaim. Era questo uno dei tasselli del piano industriale e finanziario presentato alle banche, che prevedeva altresì la ricapitalizzazione da parte dei soci per una cifra di circa cinque milioni di euro. «Il piano presentato avrebbe garantito senza traumi la continuità dell'attività, soprattutto per i livelli occupazionali - spiega ancora Romiti - Ci sarebbe voluto più tempo per ripianare i debiti che la Copaim ha contratto, certo. Ma sarebbero stati pagati fino all'ultimo centesimo. In questo modo diventa tutto più complicato».
Mps infatti, vanta un credito di circa 18 milioni di euro. Il 50% del totale. «La mancata adesione all'accordo di ristrutturazione del debito - spiega ancora il vicepresidente di Copaim - rende irraggiungibili le percentuali previste dalla normativa (60%). Probabilmente saremo costretti a ricorrere al concordato preventivo, che complica parecchio le cose».
Fino a un mese fa i vertici della società hanno lavorato per aggiustare il piano industriale presentato a febbraio, recependo e inserendo anche le osservazioni che avevano ricevuto proprio da parte degli istituti di credito. «Ciò nonostante - continua il vicepresidente e azionista di riferimento di Copaim - continueremo a sostenere il progetto di rilancio della società, riconfermando gli interventi finanziari previsti dal piano al fine di mantenere in vita e tornare a far crescere una delle ultime realtà industriali della Maremma che vanta clienti internazionali ed esporta i propri prodotti di eccellenza in tutta Europa».
Ma come sono messi i conti della Copaim? I dati che ci sono nel bilancio del 2013 della società parlano di una situazione sotto controllo: i ricavi ammontano a 25,8 milioni di euro, la perdita di esercizio è di 7,2 milioni di euro. Dei quali 2,5 milioni per ammortamenti e 4,1 milioni per svalutazioni e accantonamenti. Conti ai quali vanno aggiunti quelli rilevati a fine 2014: il fatturato è praticamente uguale a quello dell'anno precedente mentre le perdite sono diminuite. E poi c'è il patrimonio immobiliare, che è stato valutato in circa 28,1 milioni di euro, mentre l'indebitamento netto verso il sistema bancario ammonta a 29,2 milioni. Numeri che raccontano una realtà che sta cercando di sconfiggere la crisi cominciata nel 2010.
Il vice presidente conferma poi che i risultati del primo semestre 2015 sono confortanti, nettamente migliori rispetto al passato. A testimonianza che le scelte del management stanno andando nella giusta direzione.
La soluzione che era stata scelta era quella della ricapitalizzazione di cinque milioni di euro circa, nuovi soci, ma anche l'apertura di mercati all'estero.
Ora con il no del Monte dei Paschi è tutto da rifare. Il cda di Copaim sarà chiamato nei prossimi giorni a risolvere lo stato di crisi con decisioni rese oggi più complesse dall’opposizione di Mps.
@francegori
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