Il Tirreno

Grosseto

«Riavrò la catena di mia figlia morta»

di Alfredo Faetti Elisabetta Giorgi
«Riavrò la catena di mia figlia morta»

Una signora di 78 anni fu sorpresa in casa dai malviventi che le strapparono il ricordo più caro. I militari glielo restituiscono

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GROSSETO. La stima del danno l’aveva fatta per prima la signora Marisa: «inestimabile». Non tanto per il valore commerciale, che poteva arrivare a qualche centinaia di euro, quanto per quello affettivo. Indossava quella catenina d’oro ormai da diversi anni, da quando la sua figlia minore era venuta a mancare. Aveva anche la sua immagine, fatta scolpire dall’orafo sulla piastrina che le penzolava giù dal collo. «Il valore di quella catena, per me, è inestimabile» raccontava Marisa Luti ad aprile, il giorno dopo la rapina.

Quando l’abbiamo incontrata aveva ancora il segno rosso della violenza sul collo, lasciato impresso dal criminale che le aveva strappato il gioiello di dosso. Ha versato molte lacrime in quei giorni nonostante il suo forte temperamento la 78enne di Bagno di Gavorrano, che vive in una casa insieme all’altra sua figlia, Nicla Aramini, 60 anni, anche lei presente la sera in cui due uomini sono entrati in casa con la forza per rapinarle.

Oggi però può consolarsi, perché tra la refurtiva ritrovata nel maxi blitz di ieri è saltata fuori anche quella catenina con la piastrina di sua figlia.

E di nuovo è tornata a piangere, questa volta per la gioia, quando i carabinieri gliel’hanno riconsegnata. Una storia tremenda che ora può dirsi completamente finita. una delle tante storie che si sono avvicendate in questi mesi in varie zone della Maremma, e che hanno prodotto ovunque ansia, paura e turbamento.

Storie che non si limitano solo a danni patrimoniali, ma che producono, spesso, uno spaventoso sconquasso emotivo.

Il primo capitolo di questa storia di bagno di Gavorrano risale alla sera del 2 aprile, quando i malviventi hanno bussato alla porta delle due donne. È stata Nicla ad aprire, dopo aver sentito qualcuno che saliva le scale: pensando che fosse il figlio maggiore di rientro dal lavoro, ha aperto senza esitazione e si è trovata davanti due persone con il volto coperto da un passamontagna. «Shh, stai zitta» le ha detto a bassa voce uno dei due. Lei pensava fosse uno scherzo, invece era una rapina. I criminali le sono saltati addosso dicendole «zitta o ti ammazzo», facendosi strada nel salotto. Una confusione velata che ha richiamato l’attenzione di Marisa, che una volta giunta nella stanza ha ricevuto lo stesso trattamento della figlia: un rapinatore l’ha gettata sul divano e le ha strappato via la catenina. Le grida delle donne hanno poi richiamato il figlio minore di Nicla, che se ne stava in camera sua all’insaputa dei ladri. Lui, quando ha visto la scena, ha preso in mano un grosso vaso e con aria minacciosa li ha messi in fuga, lasciandoli con la sola catenina come refurtiva. Un bottino magro per i rapinatori, una perdita inestimabile per la signora Marisa, che dopo tre mesi si è vista finalmente restituire il maltolto. E non è stata l’unica.

Nel vasto giro criminale stroncato dai carabinieri di Massa Marittima, sono saltate fuori - e subito sequestrate dai carabinieri della compagnia di Massa Marittima - una serie di catene, strappate dal collo dei derubati e che finalmente possono tornare a destinazione. Collane e catene, ricordo di amori ed esistenze terrene.

Molti derubati o rapinati risultano anziani. Molti ricordi trafugati - a volte - possono essere tutto ciò che resta del marito o della moglie morti. Il furto lascia spesso scontento e disperazione. Fa sprofondare in una spirale di sconforto. Porta via gli ultimi ricordi di un’esistenza passata insieme. È successo così, anche in questi mesi.

È capitato in tutta la Maremma, da Principina a mare a Gavorrano, che siano state strappate collane dal collo e rubati monili dietro scuse frivole. «Vuole della frutta? La saluta mio fratello», e così via. Sono alcuni dei mille modi tentacolari per avvicinare i malcapitati grazie a menzogne mascherate da buone maniere.

Ieri, nel comando provinciale di Grosseto, i carabinieri hanno lanciato l’appello. Chi dovesse riconoscere nella foto ritratta sopra la propria collana (la terza a destra) con la piastrina dei gruppo sanguigno, si faccia avanti. Per le altre due catene, i proprietari sono stati identificati.

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