Sicurezza
Niente tempo pieno Trenta famiglie in rivolta
A Pitigliano quest’anno ci sono abbastanza bambini per fare due classi ma la legge impedisce di garantire a tutti 40 ore settimanali
PITIGLIANO. A poco più di un mese dall’inizio della scuola trentuno bambini che entreranno in prima elementare a Pitigliano ancora non sanno se potranno frequentare il tempo pieno, cioè 40 ore settimanali, come è da anni nel resto della scuola, o se avranno il tempo normale, che fa rimanere sui banchi solo al mattino e prevede 27 ore settimanali. Un’incognita che pesa sul loro futuro di scolari e sulle famiglie, che vorrebbero poter contare sul tempo prolungato ma devono vedersela con la riforma Gelmini, che a suo tempo ha gettato le basi su cui poggia l’attuale situazione pitiglianese.
Tutto nasce dalla norma che prevede che, da un anno all’altro, il numero di classi a tempo pieno sia sempre lo stesso, anche se gli iscritti aumentano e si potrebbero creare ulteriori classi a tempo pieno. È quello che è successo a Pitigliano quest’anno. I bimbi pronti a entrare in prima sono trentuno, abbastanza per farne due classi. Solo una, però, sarà ufficialmente a tempo pieno; l’altra non si sa. «La preside si è data molto da fare per cercare di garantire che anche la seconda prima elementare sia a tempo pieno – spiegano alcuni genitori – ma ad oggi non abbiamo la certezza che sarà così, poiché solo una prima sarà ufficialmente a tempo pieno».
L’altra, spiegano dalla direzione scolastica, quest’anno potrebbe avere buone chance di essere a tempo pieno grazie a un rimedio a cui la scuola sta faticosamente lavorando e che prevede un potenziamento di organico che potrebbe coprire le 13 ore di differenza.
«Abbiamo la speranza di riuscirci, sicuramente ce la faremo, ma al momento il tempo pieno nella seconda classe prima non è istituzionalizzato – spiegano ancora dalla direzione – e capiamo la preoccupazione dei genitori». Se il “piano B”, basato sui risparmi di ore degli insegnanti, dovesse andare in porto per quest’anno, infatti, il prossimo anno, quando i bambini saranno in seconda, il problema si potrebbe presentare daccapo.
Il sindaco Pier Luigi Camilli nei mesi scorsi ha chiesto un incontro con l’assessore regionale all’istruzione per chiedere che la Regione garantisca il tempo pieno. «Ce lo hanno rinviato per tre volte – spiega Camilli – e alla fine, con le elezioni regionali e l’insediamento della nuova giunta, l’incontro ancora non c’è stato. Per quest’anno la scuola dovrebbe riuscire a garantire il tempo pieno anche per la seconda prima; mi preoccupa di più il prossimo anno: e se cambia la legge e non avessimo più organico per coprire le 13 ore e garantire il tempo pieno?».
Ancora non si sa quali bambini andranno nella classe ufficialmente a tempo pieno e quali nell’altra. Nel frattempo tutti i genitori coinvolti hanno scritto al premier Renzi, al ministro dell’Istruzione, all’assessore regionale all’Istruzione e al direttore dell’ufficio scolastico regionale chiedendo di garantire a tutti i bambini il diritto al tempo pieno.
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