Il Tirreno

Grosseto

L’EPICENTRO/bagno di gavorrano

Il volto oscuro del paese tra spaccio e delinquenza

di Alfredo Faetti
Il volto oscuro del paese tra spaccio e delinquenza

BAGNO DI GAVORRANO. «Ora è niente: dovevate vedere com’era la situazione vent’anni fa. Quella sì che era brutta» dice il barista da dietro il bancone. E lui di anni ne ha 47. Siamo in pieno centro di...

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BAGNO DI GAVORRANO. «Ora è niente: dovevate vedere com’era la situazione vent’anni fa. Quella sì che era brutta» dice il barista da dietro il bancone. E lui di anni ne ha 47.

Siamo in pieno centro di Bagno di Gavorrano e a vederlo di giorno sembrerebbe un tranquillo crocevia in cui la gente vive senza troppi turbamenti. Ma ascoltando il racconto degli abitanti viene fuori un volto scuro della frazione, consolidato nel tempo, a cui le forze dell’ordine nonostante gli sforzi non riescono a mettere fine. «Ormai qua gli arresti per spaccio sono una triste abitudine» dice Giorgio, pensionato. Hashish, cocaina, eroina, metadone, ecstasy, metanfetamine e persino lsd, una sostanza quasi del tutto uscita di scena.

Da Bagno di Gavorrano è passato e continua a passare di tutto. Dall’inizio del 2015 e lasciando da parte il blitz di ieri, ci sono già stati due arresti e una decina di persone segnalate. Mica pochi per una realtà che conta circa duemila abitanti, sparsi per poche vie, in cui tutti conoscono tutti.

«A volte è gente che viene da fuori, a volte è il figlio di qualcuno del paese» continua Giorgio.

Un vortice di droga e soldi in cui sono molti quelli che rischiano di cadere. Non bastasse, dalla fine dell’anno scorso anche qua è arrivata l’ondata di furti e rapine, in appartamenti e negozi indistintamente. C’è stata la rapina mano armata in casa di due donne, quella con la pistola alla Coop, a cui si aggiungono le varie razzie compiute nelle case. Un contesto che ha allarmato i cittadini, che si sono fatti promotori in prima persona di una petizione con un migliaio di firme impresse consegnata poi alla Prefettura di Grosseto per chiedere maggior vigilanza e tutela del proprio territorio. Il risultato ad ora, date anche le disponibilità economiche statali, è stato quello di far rientrare il Comune di Gavorrano nel Patto per la Sicurezza, che porterebbe all’aggiunta di quattro vigili all’attuale corpo della polizia municipale. «Ma non bastano» dicono i firmatari. Anche perché sentendo quel che si dice in giro il problema nella frazione mineraria ha radici profonde.

«Ho visto nel corso degli anni rovinarsi molti amici e ragazzi conosciuti da sempre, ed avendo adesso due figli piccoli, ho estremamente paura» spiega Emanuele. Storicamente, uno dei punti più caldi per lo spaccio notturno è quello della pineta pubblica vicino alla piscina, dove di giorno i bambini giocano sulle altalene. «È buio, non c’è mai stato un controllo e per gli spacciatori non è difficile fare il proprio comodo» dice una mamma. Ma ce ne sono altre di zone per la vendita di droga: il parcheggio vicino la Casa del Popolo, le stradine che si perdono dietro ai palazzi, i campi che vanno verso il Filare.

E se questo può essere racchiuso nel fenomeno dello spaccio su strada, dalle cronache vengono fuori veri e propri sistemi di distribuzione di stupefacenti che hanno trovato la propria base operativa a Bagno di Gavorrano per poi rifornire tutta la zona vicina, da Follonica fino a Massa Marittima. Uno dei più recenti, per fare un esempio, fu ribattezzato dai carabinieri con un nome che dice tutto: «operazione overdose», partita proprio dopo la morte di una ragazza per abuso di eroina. Era il 2010 e tassello dopo tassello gli investigatori smantellarono un giro di spaccio da diverse centinaia di migliaia di euro, gestito da uomini della frazione. Più o meno negli stessi mesi, i carabinieri smantellarono anche un altro sistema di distribuzione della droga che correva da Bagno fino a Follonica, in cui i protagonisti erano ragazzi poco più che ventenni.

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